La vita è facile ad occhi chiusi di David Trueba: la recensione

la-vita-e-facile-ad-occhi-chiusi-posterSolitudini sotto il giogo franchista

Vincitore di sei premi Goya, La vita è facile ad occhi chiusi è una pellicola fragile nella costruzione narrativa e nella messinscena. Un film di formazione on the road, che sceglie come ambientazione suggestiva la brulla e assolata Andalusia.

Antonio insegna inglese e utilizza i testi dei Beatles per accattivare i suoi studenti. Nel momento in cui scopre che Lennon è ad Almeria per girare un film, Antonio decide di volerlo incontrare per sottoporgli delle perplessità su qualche verso mal compreso delle canzoni. Sulla strada incontra Belen e Juanjo, due ragazzi che hanno deciso di fuggire dalle rispettive “case”.

C’è curiosità attorno a La vita è facile ad occhi chiusi; i sei premi Goya (miglior film, regia, sceneggiatura, attore protagonista, attrice esordiente e colonna sonora) che porta in dote ingolosiscono parecchio. Eppure c’è la netta sensazione che il film diretto da David Trueba non riesca a bucare lo schermo adeguatamente, mostrando il fianco a una sceneggiatura labile.

L’icona di John Lennon sullo sfondo (forse troppo in lontananza, infatti l’unica apparizione del leader dei Beatles è in un campo lunghissimo) impreziosisce la pietanza servita da Trueba, che però inganna lo spettatore non ponendo Lennon come fulcro centrale dell’azione. Piuttosto in La vita è facile ad occhi chiusi c’è una Spagna stretta nella morsa franchista, un paese nel quale i giovani non hanno un futuro e si perdono tra i meandri delle proprie difficoltà. Ed è così che viene presentata una pellicola di formazione on the road, che esibisce un insegnante pieno d’entusiasmo e d’animo gentile, una ragazza incinta fuggita da un’istituto correttivo e un adolescente che si allontana dalla famiglia perché si sente incompreso.

Tuttavia la pellicola diretta da Trueba non riesce ad accattivare il pubblico e nemmeno a coinvolgerlo nelle vicende dei protagonisti, rendendo molto labile l’intento “favolistico” e filosofico del prodotto stesso. Spesso e volentieri l’azione è rallentata oltremodo e fatica a mantenere alto l’interesse, divagando in situazioni che aggiungono pochissima rilevanza alla vicenda. Difatti La vita è facile ad occhi chiusi si perde nella suggestiva ambientazione (zona franca in cui è permesso sognare e aspirare a vita nuova), dimenticandosi di dare sufficiente peso alle emozioni, che dovrebbero defluire libere e prorompenti.

La vita è facile ad occhi chiusi è pregno di nostalgica utopia e di retorica buonista, quel sentimento  che disegna la provincia come un luogo dove puoi trovare maneschi uomini di campagna, ma anche persone pronte ad aiutare il prossimo. Tutto ciò non convince, è un approccio superficiale, che non permette al film di decollare adeguatamente. Pellicola che è piaciuta eccome al pubblico spagnolo, La vita è facile ad occhi chiusi si mantiene sullo sfondo il curioso aneddoto di Lennon, ma pecca nel momento in cui deve scansarsi dalla superficialità e rimboccarsi le maniche nei confronti dei personaggi principali. Deludente.

Uscita al cinema: 8 ottobre 2015

Voto: **

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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