Ritorno alla vita di Wim Wenders: la recensione

cover1300Wenders torna alla finzione e costruisce una delicata redenzione

Raffinato dramma che si potrebbe dispiegare in poche sequenze e invece si trascina per anni, Ritorno alla vita segna il ritorno al cinema di finzione di Wim Wenders. Il risultato è lodevole per compostezza e capacità nella direzione degli attori, eppure pare che manchi il tocco del maestro.

Una sera d’inverno lo scrittore Tomas sta guidando quando una slitta gli si para davanti, scendendo da un pendio. Un bambino muore sul colpo e Tomas entra in una crisi profonda, che segnerà irrimediabilmente la sua vita.

Impregnato da una fotografia naturale, da un 3D che a tratti appare superfluo e da una colonna sonora struggente (realizzata da Alexandre Desplat), Ritorno alla vita segue per dodici lunghi anni il soffocato dolore di uno scrittore che, in un incidente senza conseguenze personali, investe un bambino sulle strade ghiacciate degli Stati Uniti. Ciò che succede successivamente è impensabile e spiazza lo spettatore che si sente rapito progressivamente a volte in un dramma e a volte in un thriller. Ritorno alla vita dimostra di non avere un codice riconoscibile, si interroga sulla scrittura e sul successo (di uno scrittore privo d’ispirazione), mantenendo in un sottotesto carico di enfasi la necessità di redenzione e purificazione.

Wenders in questa pellicola dimostra il proprio controllo, la capacità di tirar fuori da una sceneggiatura quasi scarna un prodotto raffinato, infarcito di sfumature stilistiche ed emozionali. Tuttavia Ritorno alla vita appare come un esercizio di stile, in cui gli attori impegnati sono tutti pienamente in parte, mentre la storia (“soffocata” da un 3D diversamente funzionale) si trascina eccessivamente, ostentando qualche difetto strutturale.

Wenders inganna lo spettatore; difatti se l’approccio iniziale è quello da classico melodramma esistenziale, in modo quasi impercettibile comincia a scivolare in direzione di un thriller dalle conseguenze potenzialmente esplosive. Ma questa variazione di stile è solo un accenno dal sapore agrodolce, che mischia i sentimenti e le reazioni.

Film riuscito, soprattutto grazie alla bravura degli attori impiegati (James Franco, Charlotte Gainsbourg, Rachel McAdams e Marie-Josée Croze), Ritorno alla vita convince, ma fatica a coinvolgere per l’intera durata del racconto. Un’opera episodica che solamente a tratti trova il plauso del pubblico seduto in sala.

Uscita al cinema: 24 settembre 2015

Voto: ***

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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