Marguerite di Xavier Giannoli: la recensione

locandina2Struggente manifesto di una borghesia, inconsapevolmente, stonata

La meschinità degli uomini si scontra con l’ingenuità di una voce stonata musicalmente, ma intonata con il contesto culturalmente rivoluzionario e antiborghese degli anni Venti.

Marguerite è un’aristocratica con la passione per il canto lirico. Purtroppo è terribilmente stonata e, anche il marito, non può sopportarla. L’ingenuità di Marguerite viene strumentalizzata da un giornalista e da un’artista dadaista.

Marguerite è una pellicola di una bellezza disarmante. Il primo motivo risiede nella bravura recitativa del soprano “improvvisato” Catherine Frot, mentre il secondo è la presenza di una messinscena lieve e tragica, ingenua e grottesca, che eleva la baronessa ad artista incompresa, uno spirito libero innamorato dall’animo gentile e voglioso di essere notato. Difatti l’intera pellicola diretta da Xavier Giannoli si sorregge sul rapporto scricchiolante che la baronessa e il marito provano a tenere ancora una volta in piedi, ma l’amante di lui e la voce di lei (che provoca profondo imbarazzo al coniuge) divengono due ostacoli “apparentemente” insormontabili.

Contraddistinto da una delirio personale e dall’incapacità dell’essere umano di essere sincero, senza secondi fini, Marguerite è la commedia grottesca che trasferisce la passione per l’opera su carta fotografica e nei salotti bene (ma dai sorrisi falsi) della Parigi post-Prima Guerra Mondiale. Nonostante qualche sortita dadaista, non debitamente approfondita ma utile per comprendere il clima di tumulto che preferiva la distruzione alla ricostruzione, Marguerite è l’affresco musicale di una donna che insegue le sue passioni e l’amore per un uomo che non si accorge più di lei. Ed è questa la traccia centrale che Giannoli segue e a cui dedica maggiore spazio, perché il resto esibisce la Storia, nella quale si palesano i primi scricchiolii nella borghesia e varie finte ammirazione professionali, che ben presto divengono amicizie e affetti. Il maestro sul lastrico, la donna barbuta esperta di tarocchi, l’assistente e il giornalista che la mette in risalto per spillarle qualche spicciolo sono coloro che, se dapprima sfruttano la situazione, con il passare del tempo cominciano a essere sempre più vicini alla missione impossibile della baronessa, ad affiancarne le decisioni e assecondarne la lucida, ma innocua, follia.

Pellicola che, a tratti, mette in mostra una denuncia nei confronti dei falsi moralismi della borghesia parigina, Marguerite è il prodotto che stupisce e si fa apprezzare grazie alla sua semplicità narrativa e alla sua grottesca ironia, che presenta allo spettatore un personaggio che chiede di essere ascoltato senza patetismi. Tuttavia il sentimento di pietà è naturale e automatico e si associa a quel sorriso amaro che si disegna sul volto, mentre le orecchie si tappano e lo stridore aumenta.

Uscita al cinema: 17 settembre 2015

Voto: ***1/2

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