L’attesa di Piero Messina: la recensione

50683L’estetica al potere nell’infinita e dolorosa assenza

Esordio alla regia di Piero Messina e presentato in concorso a Venezia 72, L’attesa è un film stilisticamente preciso, che mette in risalto il compiacimento dell’autore. Una pellicola che pone lo spazio e l’assenza al centro del discorso. Una stratificata attesa beckettiana, gonfia di scuse e bugie.

Nel paese siciliano, poco distante dalla villa in cui Anna vive con il tuttofare Pietro, si è consumato un funerale e la donna è stravolta dal dolore. Il giorno seguente arriva dalla Francia Jeanne, la fidanzata di Giuseppe, figlio di Anna. Jeanne è stranita dalla mancanza di Giuseppe e chiede spiegazioni, che però occultano la verità.

Dall’assistente alla regia di Sorrentino non ci si poteva non aspettare un prodotto stilisticamente estetico, che cura i particolari (luci, spazi scenici stilizzati e angoli di ripresa inusuali) e che ostenta una vicenda difficile da digerire e affrontare. La reale difficoltà si nasconde interamente nella messa in scena di un vuoto, di una mancanza che diviene sempre più opprimente, che avvicina due donne, che vivono l’una di rimpianti e l’altra di dolore.

Controllato e contraddistinto dalla volontà di mettersi a confronto con un cinema d’autore che pesca a piene mani dal teatro maggiormente doloroso e umano, L’attesa è un film dalle molte interpretazioni. Da una parte c’è il lutto di una madre, che mente a se stessa e al prossimo, dall’altra parte c’è una ragazza che sopravvive grazie alla speranza e alle rivelazioni; una ragazza in cui la madre si specchia ricordando il suo passato. E il tema dello specchio, che permette di rivedersi in qualcuno, ma anche di distorcere la realtà, è ricorrente nel film di Messina, che copre tutti gli specchi dell’enorme villa con drappeggi neri in segno di lutto, per poi schiodarli per rivelare un piccolissimo anelito di vitalità.

Caratterizzato da manierismi da vero esteta della messinscena, L’attesa è un lodevole prodotto dall’andamento lento e meditabondo, nel quale il motore dell’azione è fuori campo, mentre di fronte alla macchina da presa le donne si confrontano e gli uomini sono presenze mute e immobili. In una Sicilia spogliata da tutto il suo caratteristico folclore, che però si rivela nella scena più importante (quella processione in cui la consapevolezza fa capolino in un mare di bugie), la vicenda si snoda attraverso spazi di enorme impatto scenico e piccole stanze ordinatamente disordinate. Un film nel quale la verità fatica disperatamente a farsi presente, mentre il dolore si fa abilmente strada e travolge tutto. Mentre l’attesa è uno snervante strumento per pesare affetti e sentimenti.

Uscita al cinema: 17 settembre 2015

Voto: ***1/2

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