Storie sospese di Stefano Chiantini: la recensione

locandinaPellicola “sospesa” e incompiuta

Presentato a Venezia 72 nella sezione Giornate degli autori, Storie sospese è un film accettabile nella costruzione narrativa e nella caratterizzazione dei personaggi principali (soprattutto Giallini), ma si annusa nell’aria la sensazione che non sappia esattamente dove vuole andare a parare.

Thomas da anni lavora sospeso sulle pareti delle montagne. Durante un impiego un suo collega di lunga data cade e muore sul colpo. Il cantiere viene chiuso e Thomas, improvvisamente, si ritrova senza lavoro e con diversi problemi economici. Un suo vecchio amico gli propone di lavorare per lui nella costruzione di un traforo autostradale, che sta causando numerosi problemi alla piccola cittadina limitrofa.

C’è un paese in difficoltà (gravato da una possibile frana), un uomo tormentato e combattuto (che ha vissuto per la maggior parte della vita sospeso sulla parete di montagna), un giovane con dei ferrei principi morali, un imprenditore pressapochista, un’insegnante d’asilo e un architetto pronti a lottare e un traforo da finire. Tutto ciò ruota intorno a Storie sospese, un film che dimostra di avere ben più di uno sguardo, che pare debba concentrarsi esclusivamente sul tormentato protagonista, mentre poi cambia direzione e lancia l’invettiva nei confronti dello Stato, degli appalti manipolati dalla mafia e che gravano sulle spalle dei cittadini. Tuttavia questa denuncia appare debole in una pellicola in cui non se ne accenna in modo convinto, ma solo sporadicamente. Ciò che emerge maggiormente è la figura di Thomas (interpretato da Marco Giallini); il difficile rapporto con la famiglia, la passione per un lavoro pericoloso, la mancanza di quotidianità e l’elaborazione di un lutto sono gli stati d’animo che attraversano Thomas, personaggio che quasi fino alla conclusione appare come metro di misura e fine ultimo della pellicola. Un ritratto maschile riuscito che trova in Giallini l’interprete ideale, in grado di misurare ironia e drammaticità.

Come anticipato, tutto sembra ruotare attorno a Thomas, ma il colpo di coda assestato da Stefano Chiantini (giunto alla sua opera quarta) rimescola le carte e penalizza il film. Perché il coraggio che viene così pienamente espresso nelle frasi in chiusura non si palesa attraverso le sequenze e in una sceneggiatura che si preoccupa principalmente d’altro. È proprio per questo motivo che, nonostante il buon apporto del cast (Alessandro Tiberi, Maya Sansa e le sporadiche apparizioni di Giorgio Colangeli), Storie sospese non convince pienamente, mostrando il fianco a qualche leggerezza di troppo, che assottiglia considerevolmente lo spessore del film.

Uscita al cinema: 3 settembre 2015

Voto: **1/2

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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