In un posto bellissimo di Giorgia Cecere: la recensione

52699Ritratto femminile statico

Ritratto femminile che vorrebbe essere intenso, ma che finisce per dimostrarsi sterile, In un posto bellissimo è stratificato e progressivamente sempre più intimo. Tuttavia la regista Giorgia Cecere getta via la sensibilità in favore di una costruzione narrativa lenta ed eccessivamente episodica.

Lucia vive nella provincia piemontese con suo marito Andrea e il figlio Tommaso. La sua esistenza è tranquilla: ha un lavoro creativo in un negozio di fiori e una bella casa. Tutto però va in frantumi quando scopre il tradimento del marito con una collega.

Opera seconda di Giorgia Cecere, In un posto bellissimo nelle intenzioni vorrebbe essere un trattato sull’incomunicabilità borghese e matrimoniale, che affossa la passione e l’affetto. Ma le intenzioni non sono tutto e allora ci si accorge di quanto In un posto bellissimo faccia leva su una struttura episodica, un numero indefinito di strati che celano qualcosa di più e che definiscono il carattere della protagonista. Difatti Lucia (interpretata da Isabella Ragonese) appare timida, riservata e rigorosa; un’immobile figura di contorno, che affronta la vita con distaccata noncuranza. Ed è la scoperta di un tradimento (senza schiamazzi) a far svoltare l’esistenza di Lucia: cerca l’indipendenza o anche solamente di divenire parte attiva della propria vita.

La regista, come già anticipato, ha l’intenzione, ma il risultato è decisamente meno lodevole. Infatti la pellicola comincia a scivolare sulla costruzione dei rapporti (superficiali quelli con il venditore di cianfrusaglie Feysal, con il figlio Tommaso e la collega di lavoro), ostenta uno stile che si innamora dei primi piani della Ragonese e mette in dubbio qualsiasi cosa. E il ritmo ne risente, il velo comincia a ritirarsi, ma lo spettatore in sala inizia a perdere affezione e interesse. Perché In un posto bellissimo è un dramma con il contagocce, un prodotto che non riesce a bucare lo schermo. L’intimismo a lungo ricercato dalla Cecere è debole e superficiale. Infatti laddove l’intensità dovrebbe far capolino, si palesa un’unica e fissa espressione inconcludente.

Infatti nonostante le buone interpretazioni di Alessio Boni e Paolo Sassanelli, il film cerca l’espressività (mancata) di Isabella Ragonese, un’attrice che in questa sua ultima fatica non rende al meglio e si fa sopraffare da un personaggio che fatica a trasmettere empatia. In un posto bellissimo non coinvolge e perde appeal sequenza dopo sequenza. Un vero peccato.

Uscita al cinema: 27 agosto 2015

Voto: **

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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