The Gallows di Chris Lofing: la recensione

locandinaL’impiccato cerca la sua vendetta

Ennesima pellicola che sfrutta il found footage come stile registico, The Gallows delude su tutta linea, ostentando una sceneggiatura raffazzonata e delle interpretazioni diversamente accettabili.

1993, Beatrice, Nebraska. Durante la rappresentazione dello spettacolo teatrale L’esecuzione, il giovane protagonista Charlie muore impiccato a causa di un malfunzionamento della sceneggiatura. Esattamente vent’anni dopo nella stessa scuola viene messo in scena l’identico spettacolo; un gruppo di ragazzi, per evitare la rappresentazione, si intrufola di notte dietro le quinte per distruggere tutto. Ma il fantasma di Charlie è in agguato.

Ormai bisogna domandarsi se il genere horror non si sia spinto troppo oltre nella realizzazione di prodotti tutti simili al precedente e che faticano a provocare anche il minimo sobbalzo allo spettatore seduto in sala. Infatti nel genere vige la produzione a basso budget nel tentativo di raccogliere realismo e autentici incubi. Tuttavia questa scelta ha portato a un minimo sforzo finalizzato a raccogliere il massimo risultato (dollari al botteghino), facendo leva su proclami da trailer difficilmente condivisibili.

The Gallows fa parte della categoria sopracitata e si ha l’impressione che la decennale ricerca di uno stile riconoscibile e autoriale, finalizzato a dare spessore a un genere, abbia perso appeal in favore di scelte registiche decisamente più confusionarie (le riprese finiscono per immortalare più piedi che volti). Inoltre ci si scontra con una sceneggiatura sbrigativa (e potrebbe non essere una scelta così maligna), che divora minuti in cui non succede nulla e momenti d’isteria funzionali al claustrofobico luogo (il teatro) che accoglie i protagonisti.

Un fantasma in cerca di vendetta e l’ossessione per una morte accidentale divengono i veri protagonisti di un horror oscuro, ma privo di un vero e proprio ritmo coinvolgente. Difatti The Gallows si perde nella costruzione della minaccia e nella mancata ricerca da parte dei registi (Chris Lofing e Travis Cluff) di una sufficiente affezione da parte del pubblico nei confronti dei quattro malcapitati. Insomma un buco nell’acqua che non terrorizza e fatica a interessare fino in fondo. Ed è un peccato perché il finale è probabilmente lo spezzone più riuscito di poco più di ottanta minuti di pellicola.

Uscita al cinema: 19 agosto 2015

Voto: *1/2

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