San Andreas di Brad Peyton: la recensione

san_andreas_movie_poster_2E fu così che un film catastrofico divenne involontariamente comico

Catastrofico con protagonista Dwayne Johnson, San Andreas cavalca un’idea plausibile (il terremoto della faglia di San Andreas in California,  atteso da molti anni), ma la sviluppa malamente, rasentando il ridicolo.

Frank, pilota di elicotteri dei vigili del fuoco, ha una figlia (Blake) e una, quasi, ex moglie (Emma). Un giorno, mentre Blake si trova a San Francisco, un terremoto di magnitudo 9 percorre tutta la faglia di San Andreas. Frank cercherà, insieme a Emma, di raggiungere San Francisco per salvare Blake.

Spacciato per una pellicola di livello, San Andreas pecca su tutta la linea. Difatti il prodotto diretto da Brad Peyton (il regista di Viaggio sull’isola misteriosa) “frana” a ogni sequenza, dal punto di vista scenografico e narrativo. Un disaster movie malamente assemblato, una pellicola che alterna la distruzione di Los Angeles e San Francisco a situazioni involontariamente comiche. Infatti i dialoghi cuore a cuore tra il protagonista Johnson e Carla Gugino paiono piazzate in un contesto ridicolo, che non innalza la tensione, ma la affossa in modo incontrovertibile.

Disastri costruiti dal computer (si vede a occhio nudo la digitalizzazione dell’immagine) e inverosimili interruzioni narrative finalizzate a ricomporre rapporti logori sono all’ordine del giorno in San Andreas, che finisce per esibire uno stuolo di convenzionalità (caratteriale e non), che non aiuta il prodotto.

Peyton non solo ricalca in modo quasi mimetico le sceneggiature di disaster movie precedenti, ma finisce con lo zoppicare su tutti gli aspetti tecnici che, diversamente, un film di genere dovrebbe esaltare al fine di coinvolgere lo spettatore. San Andreas finisce per essere un agglomerato di devastazioni fini a se stesse, che, invece di accattivare lo spettatore, lo culla armoniosamente in un sonno eterno. La struttura narrativa e la scelta di non appigliarsi a nessuna storyline realmente trascinante finiscono per affossare San Andreas in un turbinio di muscoli, espressioni statiche e sacrificio. In San Andreas manca l’ironia e tutto viene trattato con estrema serietà, sbriciolando ogni speranza e mettendo in scena una sceneggiatura minimale, che si trascina fino alla conclusione senza palpiti emozionali.

Inoltre Peyton chiude la pellicola ostentando il Golden Gate in mille pezzi; a osservare cotanta distruzione c’è la famiglia ritrovata, mentre una bandiera a stelle strisce sventola fiera. La Gugino si chiede cosa potranno fare ora, Johnson le risponde laconico «ricostruiremo tutto». Titoli di coda. Risate.

Uscita al cinema: 28 maggio 2015

Voto: *

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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Un pensiero su “San Andreas di Brad Peyton: la recensione

  1. Visto (e recensito) recentemente, un disaster movie senza nessuna pretesa che non ha nulla che lo possa rendere memorabile rispetto ad altre opere dello stesso genere.

    D’accordissimo con te sul lato involontariamente comico di molte scene.

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