Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet di Jean-Pierre Jeunet: la recensione

lo-straordinario-viaggio-di-t.s.-spivet-posterL’America lirica di T.S. non regge il confronto con la Parigi di Amelie

Riadattamento del romanzo La mappa dei miei sogni di Ralf Larsen, Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet è una pellicola che immerge lo spettatore in un’America lirica e dimenticata (attraversata da ovest a est), senza riuscire a catturarlo in modo convincente. Difatti Jenuet finisce per raccontare (in modo banale) la vicenda di un bambino dalla mente eccelsa, che vuole mettersi sullo stesso livello magico e sognante di Amelie senza riuscirci.

T.S. Spivet ha dieci anni ed è un brillante inventore. Vive con i suoi genitori, una sorella e un gemello, ha una mente eccellente, raccoglie dati e sperimenta. Un giorno il telefono squilla, è lo Smithsonian che cerca il signor Spivet e vuole conferirgli un premio per la sua macchina del moto perpetuo. Nessuno ovviamente sa che che T.S. è soltanto un bambino e così, alle quattro di mattina, T.S. recupera i propri bagagli e cerca di raggiungere Washington.

Dopo aver messo in scena Il favoloso mondo di Amelie, Jeunet ha vissuto di rendita. Ha realizzato il discutibile L’esplosivo piano di Bazil e si è trasferito in America con Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet. In quest’ultimo prodotto l’approccio del regista transalpino ricorda molto il film con protagonista la stralunata e accomodante parigina, tuttavia T.S. non è Amelie. Non possiede la stessa carica sognatrice e la predisposizione immaginifica, ma un comportamento razionale e un’intelligenza al di sopra della norma. Di conseguenza lo scarto tra i due protagonisti si fa sentire e pesa sempre di più con il proseguo della pellicola.

Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet racconta un’avventura, un’aspirazione (T.S. è un inventore eccezionale), ma l’obiettivo di Jeunet è un altro: quello di narrare una sensazione di disagio, di colpa e di diversità. E’ sicuramente un obiettivo lodevole e mano a mano che il film prende forma lo spettatore comincia a comprendere la fragilità del protagonista, la sua ricerca di (seppur minima) redenzione. T.S. ha una madre sbadata ed esperta di morfologia degli insetti, un padre cowboy nato nel periodo storico sbagliato, una sorella dedita ai concorsi di bellezza e un fratello gemello, ma la sua mente razionale e analizzatrice gli permette di guardare oltre e di consegnare al pubblico uno spaccato che, seppur illuminato da una fotografia brillante, suggerisce malinconia.

Pellicola da cui ci si aspettava sognanti orizzonti e un’ironia in grado di catturare l’intera famiglia seduta in sala, Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet, prediligendo una narrazione spezzettata e perennemente accompagnata da un’estenuante voice over, pecca in un finale farraginoso e abbozzato e in un ritmo filmico non all’altezza delle aspettative. Pacato e diversamente creativo, il film diretto da Jeunet convince solo in alcuni punti e perde “strada facendo” quel fresco onirismo che balzava all’occhio dalle prime inquadrature.

Uscita al cinema: 28 maggio 2015

Voto: **1/2

Leggi l’articolo anche su Persinsala

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