La scelta di Michele Placido: la recensione

51095Dramma da camera sospeso e diversamente convincente

Tratto dalla “commedia drammatica” L’innesto (datata 1919 e scritta da Pirandello), La scelta è un sentimentale carico di emotività, che facendo leva su una drammaticità che condiziona la vicenda in levare non convince pienamente.

Lei è un’insegnante di canto. Lui è un proprietario di un locale. Sono sposati da anni e vogliono disperatamente un figlio. Un giorno lei viene aggredita e stuprata. Diversi giorni dopo scopre di essere incinta.

Il genere drammatico non è l’habitat naturale di Michele Placido; lui che sguazza a meraviglia nel poliziesco e nella delineazione di storie criminali, non riesce a farsi convincente autore quando la pellicola è drammaticamente sospesa. Non è sicuramente d’aiuto il fatto che il regista non abbia voluto contaminare il testo di Pirandello con il presente, quasi a volersi confrontare con l’autore,  evitando una riscrittura dell’opera più aderente alla cultura attuale. è complesso giudicare un prodotto così sfaccettato e che vive di sospensioni morali, sottolineate da interminabili silenzi e sguardi rivolti nel vuoto. L’impressione è che Placido sia in grado di sostenere l’enorme peso di un dramma principalmente femminile; diversamente la volontà di portare davanti alla macchina da presa una recitazione principalmente teatrale (che rischia di far sembrare i due protagonisti, Giorgio e Laura, due caratteri viziati e incapaci di affrontare i problemi) fa perdere forza e attrattiva all’intera opera. Inoltre temi come l’aborto, l’accettazione da parte dell’uomo di un figlio che potrebbe non essere suo e il cambiamento che avviene all’interno della coppia e nella donna, dopo un evento tragico come lo stupro, vengono trattati da Placido con surreale sufficienza. E non è una scelta felice quella di affidare il dolore (spesso sussurrato o muto) a Raoul Bova e Ambra Angiolini. Difatti i due attori sono protagonisti di dialoghi al limite dell’irreale e contrappuntano le loro interpretazioni con una serie interminabile di sguardi spenti e costruita frustrazione.

Caratterizzato da una colonna sonora che sottolinea la tragedia e accentua il problema di coppia e da una fotografia di Arnaldo Catinari, aderente ai corpi e agli sguardi di Ambra Angiolini e Raoul Bova, La scelta si trascina in modo “fastidioso”, mettendo a fuoco situazioni respingenti, che rischiano di non coinvolgere il pubblico seduto in sala. Sofferente e in perenne sospensione, La scelta pare un film incerto, che non mostra i pro e i contro di una decisione perché incapace di mostrare i due lati della medaglia. Giorgio e Laura fuggono uno dall’altra, si rifiutano di parlare ed evitano costantemente il confronto; ciò porta a pensare che il regista ci suggerisca che l’intera opera sia un affare esclusivamente femminile.

Anche se si respirano e si fanno tangibili la rabbia e la disperazione, La scelta fatica nel suo sviluppo drammatico. Un film che potrebbe essere di indubbia fattura se allargasse l’uditorio e cominciasse a rendere viva e palpitante la discussione.

Uscita al cinema: 2 aprile 2015

Voto: **1/2

Leggi la recensione anche su Persinsala

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