Ho ucciso Napoleone di Giorgia Farina: la recensione

bdf3a1f0-c245-11e4-9e67-bdd6a08390a2_ho-ucciso-napoleoneLa vendetta è femmina

Dopo aver esordito con Amiche da morire, Giorgia Farina porta al cinema il suo secondo prodotto (Ho ucciso Napoleone), che pone nuovamente al centro della vicenda il genere femminile. Tuttavia il taglio registico impresso dalla Farina è feroce e cinico e il suo vagare tra i generi più che aiutare la pellicola la rende caotica.

Anita è una donna in carriera che scopre di essere incinta alla vigilia di un’importante promozione. Il figlio è del suo capo, Paride, un uomo sposato con figli. Da questo momento Anita medita la sua vendetta con l’aiuto di Biagio, l’anonimo avvocato dell’azienda.

Al centro sempre e comunque la donna. Questo è l’imperativo di Giorgia Farina, una regista che ha saputo convincere “i più” con il suo primo film e che, a causa di ciò, ha preferito cavalcare l’onda e insistere con la figura femminile come assoluto perno centrale dell’intera vicenda. E così è nato Ho ucciso Napoleone, una commedia dai colori vivaci, dal ritmo incalzante e dall’intento facilmente riconoscibile: perseguire una vendetta spietata e calcolatrice. E se a partorirla è una donna in carriera, ingravidata dal capo e successivamente licenziata, si può facilmente comprendere quanto la regista voglia spingersi il più possibile sopra le righe. Perché, di fatto, Ho ucciso Napoleone è un film costantemente portato all’eccesso, che esibisce stereotipi stilizzati e tre generi cinematografici diversi tra loro (commedia, spionaggio e thriller psicotico) ed eccessivamente delineati all’interno della pellicola. E’ questo sicuramente l’errore più grande da attribuire alla regista, che invece di mischiare insieme il tutto e tradurlo in un ibrido dalla sicura attrattiva, preferisce sezionare chirurgicamente e in modo didascalico il suo prodotto, cosicché Ho ucciso Napoleone si rivela esclusivamente un curioso esempio di cinema, che in Italia sempre più difficilmente si incontra.

Tagliente, cinico e ferocemente femminista, Ho ucciso Napoleone non convince del tutto e si ritrova a inseguire lo stereotipo della donna rigida, fredda, ma necessariamente ammorbidita da una gravidanza inattesa. Ed è proprio questo approccio che smorza la, giustificata, cattiveria di fondo di Ho ucciso Napoleone e gli fa perdere più volte la diritta via. Difatti non è un caso che dopo poco più di un’ora di proiezione il film paia concluso, definito nella sua forma insolita, per poi virare forzatamente in direzione di una chiusura meno accattivante e che stona con il resto.

In fin dei conti Ho ucciso Napoleone, nonostante metta in evidenza un cast di tutto rispetto, nel quale Micaela Ramazzotti è l’elemento più convincente, esibisce delle buone premesse per poi, progressivamente, disattenderle e inciampare su forzati cliché (il maschio arrivista e la donna ingenua), disseminati in modo caotico nell’intera seconda parte di pellicola.

Uscita al cinema: 26 marzo 2015

Voto: **

Leggi la recensione anche su Persinsala

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