Italiano medio di Maccio Capatonda: la recensione

50680La verità sta nel mezzo

Giunge al cinema uno dei trailer più ridanciani di Maccio Capatonda, l’istrione qualunque, che ha messo a ferro e fuoco, nel recente passato, le abitudini e il malcostume dell’italiota televisivo.

Giulio Verme reagisce alla mancanza di affetto e di attenzioni da parte dei genitori (catalizzati dal tubo catodico) diventando una persona attenta all’ambiente e all’educazione civica. Poco realizzato dal punto di vista lavorativo (è addetto allo smistamento rifiuti), Giulio vive anche una crisi nel rapporto di coppia perché, a detta della fidanzata Franca, Giulio parla tanto, ma è poco concreto. Un giorno Giulio cederà alla tentazione dell’amico Alfonzo: ingerirà una pillola che ridurrà la sua capacità intellettiva dal normale 20% al misero 2%.

Italiano medio è un debutto che può dividere il pubblico in sala e che fa comprendere a fondo il tono e lo stile del comico, nato sul web e che ha poi sfondato la porta principale della televisione, realizzando la serie demenziale Mario per Mtv. E Maccio Capatonda (al secolo Marcello Macchia) non perde l’occasione, giungendo al cinema, di portare con sé le macchiette che lo hanno reso famoso e riconosciuto. Difatti Italiano medio è un esercizio delle contraddizioni italiane, che però possiede una coerenza di fondo, che strappa la superficialità filmica composta da giochi di parole elementari e situazioni paradossali.

Perché Maccio ha la consapevolezza, e la capacità, di lanciare le proprie invettive agli estremismi dell’italiano. Infatti se da una parte c’è la definizione di un uomo ecosostenibile, che lotta (a parole e non con i fatti) per salvare il mondo e che demonizza la televisione commerciale, dall’altra parte dello specchio c’è l’italiano lascivo, volgare e privo di ideali. Italiano medio racchiude queste due macro categorie e delinea caratteri e stereotipi dell’Italia, se non di quella attuale, perlomeno di quella trash ,figlia della televisione commerciale. E allora ecco che si materializzano calciatori, veline, vip dalla dubbia importanza, complottisti, vegani, piazzisti, vicine di facili costumi e pacifisti violenti. Tutto ciò rientra nell’universo di Capatonda, che li analizza, li mette uno in fila all’altro e li impallina uno per uno.

Non si è di fronte solamente a una comicità demenziale e autoreferenziale come per I soliti idioti, perché Maccio in passato ha dimostrato di possedere la sottigliezza comica, di saper far ridere senza necessariamente risultare volgare. Eppure qualcosa non convince del tutto, perché i meno avvezzi si troveranno di fronte a giochi di parole, situazioni originali e di sicuro effetto, ma chi lo segue da parecchio tempo fatica a ridere nuovamente dell’identica battuta, della situazione paradossale e parodistica già consumata freneticamente sul canale del “tubo”. Infatti la valanga di comicità difficilmente travolge lo spettatore, che trova molta più carica ironica nella tenerezza clownesca di Herbert Ballerina, piuttosto che nella bipolarità di Maccio.

Italiano medio, prodotto “poligamo”, si fa notare per la cura dettagliata dedicata al montaggio e per una fotografia che fa della differenza cromatica una forte sottolineatura dell’annebbiamento o della brillantezza mentale del personaggio di Giulio Verme. Inoltre, frullando la cultura cinematografica pop degli ultimi anni (numerosi i rimandi e indubbia la citazione di Limitless), abbraccia gli estremi di un’Italia allo sbando, collocandosi nel mezzo. Perché noi italiani siamo così: ci piace la via di mezzo, il compromesso che definisce la lotta titanica tra la nostra parte decorosa e quella trash.

Uscita al cinema: 29 gennaio 2015

Voto: ***

Leggi la recensione anche su Persinsala

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