Il nome del figlio di Francesca Archibugi: la recensione

locandinaPer una volta il remake è meglio dell’originale

Remake della pellicola francese Cena tra amici, Il nome del figlio ne ripercorre la struttura narrativa e gli squilibri interni, ma riesce, diversamente dal prodotto transalpino, a rivelarsi un prodotto accattivante e ritmato, che evita di diventare un ridondante esercizio teatrale.

Paolo Pontecorvo, strafottente agente immobiliare, e Simona, aspirante scrittrice di borgata, aspettano un bambino. In occasione di una cena Paolo decide di rivelare il nome del bambino e scatena una diatriba dialettica, che coinvolge l’amico musicista, la sorella insegnante e l’intellettuale marito di quest’ultima.

Dal momento che il film in questione è il remake di una pellicola che è uscita recentemente nelle sale cinematografiche, si è in grado, più facilmente, di effettuare un confronto. Come se non bastasse anche questo film è affetto da quell’insostenibile malattia che ha infettato il cinema italiano, ovvero la malsana volontà di rifarsi a successi d’Oltralpe, acquistandoli e riadattandoli per il nostro paese. L’obiettivo? Sbancare il botteghino con idee altrui, neanche eccessivamente riadattate. C’è riuscito Benvenuti al Sud, mentre non ha ottenuto un successo lontanamente equiparabile Stai lontana da me. Francesca Archibugi prende in prestito Cena tra amici (a sua volta adattamento cinematografico della commedia teatrale Le prènom), ma realizza un prodotto appagante, perché editato e modellato sugli usi e costumi nostrani. Ed è principalmente per questo motivo che Il nome del figlio, a conti fatti, è meglio di Cena tra amici. Difatti la commedia transalpina conteneva un’anima difficilmente accomunabile allo spettatore italiano, denotando, inoltre, una serie di difetti che, progressivamente, facevano perdere di vista il punto focale del film. Diversamente Francesca Archibugi riesce a condensare litigi, urla e idee divergenti in una durata inferiore e realizza un divertissement sociologico, che si tuffa all’interno di personaggi nei quali si intravede un’evidente tensione emotiva ed estetica.

Il nome del figlio non è solamente teatro filmato, non è immobilismo scenico, ma una pellicola che lascia da parte i cliché politici del prodotto francese e rientra all’interno dei confini nazionali. Tutto ciò è merito della Archibugi (in grado di mettere in scena una vicenda dai toni molto attuali e che esegue un parallelismo attraverso flashback coerenti) e degli attori, che si mettono in gioco e sono riconoscibili figure dell’Italia di oggi. Gassman, Lo Cascio, Papaleo, Golino e Ramazzotti sono rappresentazioni vivide e scintillanti dell’Italia contemporanea, personaggi che sono arrivati “alle porte dell’universo con i suoi mezzi e ognuno in modo diverso”. Laddove il nome del nascituro è solo un pretesto, Il nome del figlio racchiude in una stanza un’Italia disillusa e indifesa; racconta un gruppo di cinquantenni che si confronta e si confessa, ma che in realtà è ancora intento a liberarsi di un’inguaribile malinconia cronica.

Uscita al cinema: 22 gennaio 2015

Voto: ***1/2

Leggi la recensione anche su Persinsala

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2 pensieri su “Il nome del figlio di Francesca Archibugi: la recensione

  1. Anche io ne ho sentito parlare bene…non è l’unico remake riuscito (Scarface, L’ultimo dei Mohicani, Nemico Pubblico…), ma probabilmente è tra i pochi ad esserlo

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