Storie pazzesche di Damian Szifron: la recensione

50508Vendetta, tremenda vendetta!

Dark comedy a episodi, Storie pazzesche di Damiàn Szifron, presentato a Cannes 67, pone davanti alla macchina da presa frustrazioni e dolori, un mosaico antropologico dalle tinte kitch e pulp. Convincente con qualche riserva.

La traduzione del titolo italiano rende sicuramente meno l’idea della pellicola argentina. Difatti l’aggettivo “pazzesco” può far pensare che i sei episodi che si susseguono sullo schermo siano al limite del reale, pazzi e inverosimili. Di conseguenza per analizzare meglio il prodotto di Szifron è necessario partire dal titolo originale (Relatos Salvajes ovvero “storie selvagge”), che sottolinea meglio la natura del film. E non è un caso che in apertura, durante i titoli di testa, si alternino animali letali, felini pronti ad addentare la preda, come se il regista volesse effettuare un parallelismo tra la natura umana e quella animale. Il tutto è confermato nel proseguo della pellicola, nella quale i reali protagonisti sono i comportamenti animaleschi, approfittatori e amaramente comici dei quali i protagonisti si macchiano costantemente. Tuttavia il mosaico di un’umanità in completo disfacimento, dolorosa e frustrata, che se la prende con il primo che capita o con la società (avviando una vera e propria rivoluzione) non tiene con lo scorrere dei minuti. Difatti in Storie pazzesche manca il collante giusto per non limitare gli episodi a solitari pezzi di un puzzle desolante. Ciò non significa che si assista a un prodotto debole e narrativamente incoerente, ma semplicemente a un film che smuove dei temi interessanti ed esibisce delle caratterizzazioni compiute, ma purtroppo fini a se stesse.

Lo stile ricorda quello di un Tarantino alle prime armi, quando la violenza veniva declinata in chiave satirica: tuttavia Szifron non possiede le capacità del regista di Knoxville di saper combinare e amalgamare alla perfezione tutti e sei gli episodi. Difatti si passa dal convincente prologo all’uggiosa vendetta “servita fredda”, dalla rivalsa da duello al sole (a lato strada) alla rivoluzione sociale per qualche multa di troppo, fino ad arrivare all’opportunismo di “avvoltoi” corrotti che sfocia in un matrimonio dalle tinte rosso sangue. E tutto ciò mette in mostra un disegno più ampio e attuale, nel quale l’uomo non riesce più a sopportare prevaricazioni e si ribella in modo assolutamente insensato. Szifron lo immortala con cognizione di causa e dedizione e si dimostra in grado di saper far ridere in un modo talmente amaro da non far sentire in colpa lo spettatore seduto in sala. Difatti l’autore argentino non cerca l’empatia, ma la risata maligna, cattiva e che, spesso, può apparire liberatoria.

In conclusione Storie pazzesche si rivela una pellicola parzialmente convincente, che trova qualche iniziativa mordace, ma che mostra il fianco con un paio di episodio stiracchiati eccessivamente, che non trovano la giusta dimensione.

Uscita al cinema: 11 dicembre 2014

Voto: ***

Leggi la recensione anche su Persinsala

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