Trash di Stephen Daldry: la recensione

trash-nuovo-trailer-e-due-poster-del-dramma-con-rooney-mara-e-martin-sheen-2Le favelas dalle implicazioni morali discutibili

Dalla confezione formalmente impeccabile, Trash è deludente. Un’operazione commerciale contraddistinta da tre protagonisti molto carismatici, ma dall’emotività latente.

Un giorno Rafael trova all’interno della discarica in cui lavora un portafogli contenente del denaro, una carta d’identità e una chiave. Pare una cosa innocua, in realtà quel portafogli lo sta cercando la polizia locale perché rischia di mettere in ginocchio il candidato presidenziale del Brasile.

Il The Millionaire sudamericano lascia eccessivamente indifferenti. Difatti Trash ha la capacità di raccontare con acume (distaccato) le favelas, la corruzione e la fede, i tre cardini fondamentali di un paese come il Brasile, ma si dimostra incapace di trasmettere emozioni o di coinvolgere lo spettatore seduto in sala. Tutto ciò è causato da un’inverosimiglianza di fondo, che si scontra con la volontà del regista (Daldry), dello sceneggiatore (Richard Curtis) e della produzione (Fernando Meirelles) di disegnare la desolazione delle favelas invase dalla spazzatura. In Trash di desolante non c’è nulla: tutto è debitamente costruito a tavolino e se non fosse per i tre protagonisti (Rafael, Gardo e Gabriel, veri ragazzini reclutati nel ciarpame brasiliano) il film crollerebbe su se stesso immediatamente.

Il modello è evidente, quel The Millionaire che ha sbancato i botteghini e saputo raccontare le casualità della vita in India, il sogno e la realizzazione, tuttavia Daldry non è Boyle e, laddove Boyle ostentava delle scelte azzeccate e umanamente condivisibili, Daldry preferisce tramutare la vicenda in una favola dai colori sgargianti e il ritmo indiavolato. Trash non è una parabola di riscatto e neppure un trascinante film sul potere salvifico della fede. Trash, più che altro, appare come una vicenda sbiadita, insapore e insoddisfacente. Il regista si limita a mostrare le bidonville brasiliane, ma evita accuratamente di far diventare la macchina da presa e lo spettatore stesso partecipanti attivi della vicenda. Difatti l’intero approccio appare superficiale, svogliato e mai veramente coinvolgente. Di conseguenza ciò che appare sullo schermo è una fiaba dalle implicazioni etiche discutibili e caratterizzata da uno sguardo eccessivamente “occidentale”.

Debolmente doloroso, Trash è una sporca “facciata” data in pasto alle major hollywoodiane, che ci hanno costruito intorno un’operazione commerciale degna di nota. Infatti la denuncia nei confronti dei poteri forti, che nell’ultima estate ha portato tantissimi brasiliani in piazza, è la chiave di volta perfetta per continuare a gettare benzina sul fuoco e portare pubblico in sala. E, come se non bastasse, portare di fronte alla macchina da presa ragazzi realisticamente vessati, denutriti e mossi da un senso di giustizia disinteressato, è un’ideale calamita.

Uscita al cinema: 27 novembre 2014

Voto: **

Leggi la recensione anche su Persinsala

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