Il mio amico Nanuk di Brando Quilici: la recensione

il_mio_amico_nanuk_poster_itaLa fiaba della “domenica”

Il tentativo è quello di presentare un prodotto commovente, un’avventura pregna di determinazione (?) nei ghiacci dell’Artico Canadese. Purtroppo Il mio amico Nanuk è una pellicola che rientra nel poco celebrato genere “film della domenica pomeriggio” e che alterna vedute naturalistiche a sequenze che mettono in evidenza l’amicizia tra il cucciolo d’orso polare e il giovane Luke.

Tra i ghiacci del Canada, il piccolo Luke trova vicino a casa un cucciolo di orso polare, che è stato separato dalla madre. Con l’aiuto di Muktuk (una guida molto esperta) cerca con tutte le sue forze di ricongiungerli.

Co-diretto da Roger Scottiswoode e dell’italiano Brando Quilici, Il mio amico Nanuk è una pellicola profondamente sterile e che si prefigge l’obiettivo di commuovere o di essere enfatica senza riuscirci minimamente. Purtroppo ciò non avviene a causa di una sceneggiatura raffazzonata e malamente interpretata, di un impianto visivo suggestivo ma che si rivela una piatta scenografia priva di pathos e di alcune scelte stilistiche discutibili. Difatti il giovane Dakota Goyo non pare in grado di sostenere la scena in (quasi) completa solitudine e nemmeno i comprimari (Goran Visnjic e Bridget Moynahan) si dimostrano all’altezza e si limitano a svolgere il compitino. Tuttavia i due gravi difetti de Il mio amico Nanuk sono l’inserimento sporadico di qualche sequenza di repertorio (l’improvviso abbassamento della qualità dell’immagine le rende evidenti) e la delineazione del comportamento di Luke. Infatti per non far concludere la vicenda troppo presto Quilici e Scottiswoode destinano a Luke una serie di comportamenti che rasentano la stupidità e che cono paragonabili solamente alla salita delle scale da parte della vittima (inseguita dal killer) in qualsiasi film horror. Il tentativo è quello non solo di allungare il brodo, ma di perfezionare e rendere completo il percorso di crescita e determinazione di Luke, ma tutto ciò ottiene esclusivamente l’effetto opposto, confermando l’immaturità dell’adolescente.

Concepito come fiaba naturalista e affettuosa, Il mio amico Nanuk è il calzante esempio di cinema da pantofole, divano e copertina. Un film dal basso appeal e che difficilmente resterà nella memoria degli spettatori.

Uscita al cinema: 13 novembre 2014

Voto: *

Leggi la recensione anche su Persinsala

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