La trattativa di Sabina Guzzanti: la recensione

locandinaLa Guzzanti mette in scena la vergogna

Docu-fiction presentato a Venezia 71, La trattativa ammicca e interessa, documenta e indigna. Una pellicola doverosa, nella quale l’intento principale non è far ridere, ma suscitare un abbozzo di sorriso su una vicenda desolante, raccapricciante e, purtroppo, nota.

Un gruppo di lavoratori dello spettacolo si mette in gioco e all’interno di un teatro di posa ripercorre la cosiddetta “trattativa” intercorsa tra Stato e Mafia nei primi anni novanta. Vent’anni di storia italiana: l’uccisione di Salvo Lima, il maxi-processo, la strage di Capaci, l’uccisione di Borsellino e le bombe di Roma, Milano e Firenze.

Una trattativa messa in scena, nella quale gli italiani stanno a guardare. Gli intrighi si sommano, si accatastano e le risposte non tardano ad arrivare. Le voci sono quelle dei collaboratori di giustizia, le scene che si compiono in un teatro di posa sono avvenimenti realmente accaduti e il Caronte che accompagna lo spettatore è quella Sabina Guzzanti troppo spessa guardata con sdegno e distaccata diffidenza. Perché il linguaggio della regista/attrice è schietto, trasparente e non allusivo. Gli atti che vengono portati sullo schermo sono reali, prontuari di risposte per fatti accaduti anni prima e che solo ora (grazie a qualche dichiarazione “scomoda”) vengono portati a galla. Ciancimino (padre e figlio), Spatuzza, Riina, Falcone, Borsellino, Mori, Andreotti, Lima, Berlusconi e tanti altri vengono messi su un piedistallo e attaccati da più parti sul grande schermo, facendo comprendere le reali motivazioni che hanno stretto in un’ingombrante morsa l’Italia dei primi anni novanta, contraddistinti da bombe esplose (e inesplose), accordi, minacce e sotterfugi.

Il tutto senza farsi sfuggire l’ironia a denti stretti fusa con una denuncia celata, a cui viene sostituito un impianto informativo sempre più stimolante. Perché La trattativa non è solamente un trattato sulla Mafia e lo Stato, ma una pellicola che interagisce con il pubblico e che miscela immagini di repertorio a sequenze di pura e semplice fiction.

Didattico e semplicemente necessario, l’ultimo irriverente e civilmente impegnato prodotto di Sabina Guzzanti riordina i fatti e documenta in modo sottile e preciso un braccio di ferro, che ha collezionato morti e ha alimentato un clima di inverosimile terrore. Se ne sentiva il bisogno? Assolutamente sì.

Uscita al cinema: 2 ottobre 2014

Voto: ***1/2

Leggi la recensione anche su Persinsala

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