Thermae Romae di Hideki Takeuchi: la recensione

thermae-romae-arriva-il-film-in-italia-in-giappone-il-sequelMa quale pamphlet epico? Thermae Romae è un fantasy dal ritmo irritante

Tratto dall’omonimo manga di Yamazaki Mari, Thermae Romae lascia decisamente perplessi. La pellicola non sfocia nella trivialità becera, ma ostenta una comicità che mal aderisce al pubblico europeo.

L’architetto Lucius Modestus, perennemente insoddisfatto del livello raggiunto dai bagni termali all’epoca di Adriano, finisce in un singolare varco spazio-temporale, che lo catapulta nel Giappone del ventunesimo secolo. Inizialmente non comprende dove si trovi e scruta con interesse i bizzarri personaggi con cui interagisce. Progressivamente capisce la tecnologia avanzata dell’epoca e la trasla nella Roma antica, divenendo l’architetto più famoso della capitale.

C’è chi potrebbe sganasciarsi dalle risate, c’è chi invece potrebbe rimanere indifferente. Sono queste due le sensazioni che Thermae Romae provoca nello spettatore comune. Tuttavia l’impressione è che il film faccia propendere principalmente per un’accoglienza che porta con sé vagonate di perplessità nei confronti di un prodotto che ha collezionato porta premi (quello del pubblico al Far East Film Festival) e proclami in stile epico. Thermae Romae non è un pamphlet epico alla William Wyler; è più semplicemente una pellicola che richiede allo spettatore un enorme sforzo di quello stilema del cinema di nome sospensione dell’incredulità. Difatti Thermae Romae viaggia avanti e indietro nel tempo con inconsueta disinvoltura e costruisce un omaggio triviale alla Roma classica, schiava dei bagni termali e della democrazia. Inoltre gli attori che interagiscono tra loro sono tutti nipponici e non importa che vivano nella Roma antica o nel Giappone contemporaneo; i giapponesi del ventunesimo secolo vengono definiti come un popolo con gli occhi allungati, mentre coloro che vivono a Roma sarebbero personaggi caucasici. È qui che la sospensione dell’incredulità fa capolino e mentalmente si fa decisamente fatica a non notare e sottolineare questo dettaglio.

Tutto ciò non aiuta Thermae Romae, una pellicola girata interamente a Cinecittà, ma che fatica ad appassionare e a rendersi accattivante, preferendo sequenze slapstick (molto vicine a un linguaggio prettamente fumettistico) a una narrazione pulita, ironica e universale. Il film si piega su se stesso e non trova il bandolo della matassa, rallentando eccessivamente il ritmo e allungando il brodo fino a una conclusione aperta, che preannuncia un seguito. Ultimamente il cinema orientale si è distinto nell’offerta cinematografica come un movimento sempre più riconoscibile e che parla con un linguaggio universale. Diversamente Thermae Romae non riesce a sdoganare il genere commedia, che rimane eccessivamente legato a una comicità di basso profilo, che cerca la risata di “pancia” piuttosto che quella di “testa”.

Uscita al cinema: 26 giugno 2014

Voto: **

Leggi la recensione anche su Persinsala

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