Pane e burlesque di Manuela Tempesta: la recensione

pane-e-burlesque-locandina-lowScacciare la crisi facendo lo spogliarello. Deja vu?

Opera prima di Manuela Tempesta, Pane e Burlesque prende in prestito da Full Monty vicenda e sviluppo, ma tutto ciò non porta a una pellicola convincente, che esibisce personaggi vuoti e pochissime risate.

Monopoli. La fabbrica di ceramiche che dava lavoro a molti degli abitanti del paese fallisce, lasciandosi dietro una scia di cassaintegrati e numerose proteste da parte del sindacato di zona. Un giorno giunge in paese, in compagnia di un terzetto di giovani performer, Mimì La Petite, figlia dell’imprenditore padrone della fabbrica, per vendere tutto. Appariscente ed esuberante si fa subito notare nel paese e comincia a spendere e spandere soldi che non ha ancora a disposizione. La situazione si aggrava quando il terzetto di performer fugge a gambe levate, portandosi dietro gli averi di Mimì. A questo punto Mimì è sul lastrico e non ha la possibilità di completare la tournèe organizzata da tempo. Fino a quando non assolda tre paesane a cui insegna l’arte del burlesque.

Full Monty femminile e all’italiana, il primo film di finzione della regista Tempesta (aiutata dietro la macchina da scrivere dall’onnipresente Massimiliano Bruno e da Michela Andreozzi) non coinvolge e si perde progressivamente ostentando personaggi al di sopra delle righe. Inoltre l’intenzione di dare un tono realistico alla pellicola (immergendola in un contesto attuale di crisi economica) viene vanificato a causa dell’artificiosità dell’insieme. Proprio per questo motivo Pane e Burlesque appare come una commedia sterile, che mette in fila una sequela di caratteri vuoti e giustapposti su pellicola in modo quasi disinteressato.

Pellicola dalla chiusura stucchevole e velatamente ironica, Pane e Burlesque non spicca il salto di qualità e si ferma alla rappresentazione stereotipata di un gruppo di casalinghe (o sedicenti tali) che si danno al burlesque per sbarcare il lunario. Sono le donne le protagoniste della pellicola, coloro che si rimboccano le maniche per portare a casa il pane, mentre gli uomini vengono rappresentati in modo indolente. Difatti se da una parte ci sono mariti retrogradi e svogliati, dall’altra parte c’è uno stuolo di donne del paesello, che, mettendo da parte il pudore, si esibiscono per racimolare soldi in clandestinità. E sicuramente questa particolarità paga dazio nei confronti del britannico Full Monty, del quale se ne seguono gesta (le prove all’interno di una fabbrica dismessa) e sviluppo, non possedendone le potenzialità ironiche e maldestre. A partire dal personaggio inverosimile interpretato da Laura Chiatti: una sarta goffa e occhialuta che ritrova la propria sensualità e joie de vivre grazie alla tragicomicità (a metà tra il seducente e il ridicolo) del genere burlesque.

Nonostante qualche scena si salvi e permetta alla pellicola di proseguire senza intoppi (ma anche senza picchi di novità) fino alla conclusione, Pane e Burlesque non coinvolge rimanendo un prodotto pressoché superficiale. Senza dimenticare l’irritante interpretazione di Sabrina Impacciatore, ballerina di burlesque sul viale del tramonto, che torna all’ovile (Monopoli) per ostentare tutta la sua “intensa” professionalità.

Uscita al cinema: 29 maggio 2014

Voto: **

Leggi la recensione anche su Persinsala

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