Un fidanzato per mia moglie di Davide Marengo: la recensione

locandinaNon ci si può lamentare per sempre

Remake della commedia argentina Un novio para mi mujer, Un fidanzato per mia moglie è una pellicola scorrevole, che non ostenta picchi di innovazione, ma nemmeno pedanti cadute di stile.

Camilla lascia la sua amata Sardegna e il suo lavoro di dj radiofonico per trasferisci a Milano e sposarsi con Simone, un venditore di auto vintage. Dopo due anni di matrimonio la coppia non riesce più a comunicare ed entra in crisi. Simone, assillato dalle innumerevoli lamentele di Camilla, non ne può più e vuole la separazione. Tuttavia non ha il coraggio di pronunciare le tre fatidiche parole (mi voglio separare), così finisce per accettare i consigli dell’amico Carlo. Consigli che prevedono di assoldare il Falco, un playboy sul viale del tramonto, per sedurre Camilla.

Si è di fronte nuovamente a un remake (stavolta di stampo argentino). Difatti pare che gli sceneggiatori italiani non siano più in grado di costruire storie vicine alla cultura nostrana della commedia. Di conseguenza ci si aiuta con pellicole che vantano enorme successo altrove e che insegnano allo spettatore italiano come si affronta una crisi matrimoniale. È questo il punto di partenza di Un fidanzato per mia moglie, un prodotto che appare scorrevole e rimane in perenne equilibrio tra l’ironia e il dramma velato, su cui non si spinge eccessivamente. Il risultato? Un film fluido, che potrebbe chiudersi qualche minuto prima (lasciando in bocca un sapore agrodolce, ma decisamente più invitante) e che esibisce delle buone prove attoriali (Kessisoglu, Bizzarri e Geppi Cucciari su tutti).

Tuttavia un’analisi del genere commedia va fatto. Oramai troppo spesso si incappa in prodotti privi di ambizione, che si interessano maggiormente al futile intrattenimento piuttosto che sottolineare uno sguardo più trasversale e coinvolgente. Diversamente laddove una commedia si dimostra eccessivamente ambiziosa pecca nello stiracchiamento degli stereotipi, rischiando di scadere nella trivialità. E anche Un fidanzato per mia moglie non si discosta da questi due parametri, recuperando i topoi della coppia in crisi (lei insofferente e insoddisfatta, lui spossato da un rapporto che si trascina), infarcendoli di qualche gag che si limita a far sorridere.

Nonostante ciò Un fidanzato per mia moglie non si può definire un prodotto destinato al fallimento, anzi. Il film non scade mai nella volgarità, pur riducendo i personaggi a irrimediabili macchiette (a tratti unidimensionali). Si sorride (ma non si ride mai di gusto) e la pellicola scivola scorrevolmente per 90 minuti (o poco più). Un fugace intrattenimento contraddistinto da nichilisti sproloqui davanti a un microfono radiofonico di Geppi Cucciari e due tiri a canestro al campetto sotto casa. In circolazione non sembra esserci molto di meglio; e allora accogliamo con benevolenza  l’ennesima commedia “banalotta”, ma ben recitata. Insomma, non ci si può lamentare.

Uscita al cinema: 30 aprile 2014

Voto: ***

Leggi la recensione anche su Persinsala

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