Il venditore di medicine di Antonio Morabito: la recensione

il-venditore-di-medicine-la-locandina-del-film-299090Comparaggio: un malcostume italiano

Film sul reato del comparaggio (ovvero quando un medico accetta regali e favori di qualsiasi genere in cambio della prescrizione di uno specifico farmaco), Il venditore di medicine tiene bene la tensione nel momento in cui si erge a film di denuncia, mentre perde mordente quando vuole farsi ambizioso, raccontando la disintegrazione privata dell’informatore medico Bruno.

Bruno è informatore medico della società farmaceutica Zafer da molto tempo. Possiede un gruppo di medici che, in cambio di regali, prescrivono i suoi farmaci ai pazienti. Tuttavia gli imminenti e rischiosi tagli del personale, lo costringono a fare di tutto pur di tenersi il proprio lavoro.

Ben costruito nel mettere in scena le fastidiose pratiche atte a portar soldi alla casa farmaceutica di turno, il film diretto da Morabito ostenta una narrazione fluida e una buona resa introspettiva. Morabito scava nella coscienza a brandelli dell’informatore medico Bruno, disposto a tutto pur di mantenere il posto di lavoro, a rischio per l’incombente crisi economica, e restituisce allo spettatore una sofferente interpretazione di Claudio Santamaria. Tuttavia pecca di presunzione (e superficialità) quando cerca di farsi ambizioso. Difatti la crisi della società farmaceutica, la disgregazione del rapporto con la moglie e la grave malattia di un amico di vecchia data vengono affrontati in modo superficiale, rivelandosi aspetti di contorno di un discorso che vuole farsi principalmente attuale, cancellando la sottile linea che si frappone tra realtà e finzione. Di conseguenza l’“effetto valanga” viene servito con frustante precisione.

Morabito consegna allo spettatore un convincente trattato di denuncia, che esibisce coscienze distrutte e patti con il diavolo dal ritorno economico vantaggioso. Il venditore di medicine è duro e viene a patti con la realtà, è fastidiosamente desolante e mette il dito nella piaga di una ferita aperta e che pulsa vividamente. Un prodotto, che pur apparendo a tratti poco credibile nell’evoluzione filmica, si dimostra interessante risvolto di un malcostume interamente italiano. E le sequenze iniziali (di repertorio e tratte dai telegiornali) lo confermano.

Uscita al cinema: 30 aprile 2014

Voto: **1/2

Leggi la recensione anche su Persinsala

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