Il mondo fino in fondo di Alessandro Lunardelli: la recensione

1396351093Dal Nord Italia alla Patagonia per ricucire un rapporto

Pellicola che contiene più di un genere e pone sotto la lente d’ingrandimento il rapporto tra due fratelli diversi e separati dal silenzio, Il mondo fino in fondo è una promettente opera prima, presentata al Roma Film Fest nella sezione Alice nella Città.

Figli di un industriale del Nord Est italiano, Loris e Davide sono due fratelli molto diversi tra loro. Il primo ha trent’anni, è integrato all’interno dell’azienda di famiglia ed è in attesa di un figlio, mentre Davide è un diciottenne che vive in clandestinità la sua omosessualità e vuole scappare da Agro il prima possibile. Insieme a Barcellona per una partita dell’Inter, Davide si invaghisce di Andy e decide di seguirlo a Santiago del Cile. Loris cercherà di riportarlo indietro.

Un viaggio da intraprendere come iniziazione alla vita, un on the road nel quale la destinazione non è importante, ma lo sono le digressioni che il cammino partorisce. È composto da ciò Il mondo fino in fondo, un film che tocca vari punti tematici e di genere (la commedia, il road-movie, il dramma, la storia d’amore e il film di denuncia), mantenendo ben saldo il nucleo centrale narrativo. Eppure il centro del film (un rapporto di reciproco non detto di due fratelli) si allarga e ingloba le figure di contorno, fondamentale corollario per la riuscita della pellicola.

Ostentando il provincialismo italiano da una parte e dall’altra la Patagonia, i ghiacciai e l’infinita natura, Il mondo fino in fondo trova anche il modo di parlare della dittatura cilena e delle manifestazioni ecologiste. Tuttavia il tutto porta a una vivida impressione: probabilmente il film diretto da Alessandro Lunardelli contiene troppo e alla lunga, si sa, il troppo stroppia. Nonostante ciò il timone registico e narrativo rimane ben saldo nelle mani di Lunardelli che grazie all’apporto recitativo di Luca Marinelli (industriale del Nord Est con un’unica passione: l’Inter) e di Filippo Scicchitano (omosessuale non dichiarato alla ricerca di nuovi stimoli) tiene desta l’attenzione dello spettatore.

Il mondo fino in fondo, esibendo scorci naturalistici fantastici e una riuscita filmica dignitosa, si rivela una buona commedia ai confini del mondo, caratterizzata dal ritmo asimmetrico (perché animato da due spinte propulsive ostinate e contrarie), da una fotografia livida e da una costruzione narrativa convincente e ondivaga. Inoltre il film di Lunardelli appare capace di far sognare un lungo viaggio (alla riscoperta di sé) allo spettatore seduto in sala. Merito non da poco.

Uscita al cinema: 30 aprile 2014

Voto: ***

Leggi la recensione anche su Persinsala

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