Ti sposo ma non troppo di Gabriele Pignotta: la recensione

ti_sposo_ma_non_troppo_posterLa fiaba stiracchiata di Pignotta

Commedia degli equivoci “sempliciotta” e già vista, Ti sposo ma non troppo è una favola indolore dagli intrecci narrativi curati al millimetro, un film strappato dal palco teatrale, che non trova la giusta dimensione sullo schermo cinematografico.

Andrea (Vanessa Incontrada) si appresta a sposarsi, peccato che lo sposo sull’altare scappi a gambe levate. Contemporaneamente il fisioterapista Luca (Gabriele Pignotta) viene lasciato dalla ragazza mentre lui le chiede di sposarlo. Entrambi cadono in una profonda depressione, ma se Luca si fa aiutare da uno stimato psicologo, Andrea decide di superare il trauma da sola, anche se la parola matrimonio continua a provocarle improvvisi svenimenti. Dopo un anno (e una scrupolosa e risolutiva terapia) lo psicologo di Luca (travolto da una focosa passione) decide di trasferirsi a Cuba e lascia casa e studio a Luca per praticare l’arte della fisioterapia. Ma i pazienti del dottore continuano a presentarsi alla porta e un giorno Andrea (convinta da un’amica a farsi aiutare) suona il campanello.

Esordio cinematografico di Gabriele Pignotta, Ti sposo ma non troppo è la pellicola che ti aspetti, che esibisce gag a ripetizione, equivoci in quantità industriale e una cornice leggera, romantica, ma non stucchevole. E questo probabilmente è il punto di forza di una commedia che ostenta un apparato semplice, stiracchiato, ma in fondo non così disdicevole. Il problema è sicuramente un altro: è la mancanza di innovazione nelle commedie italiane e, di conseguenza, anche in questa. Difatti laddove fa capolino la costruzione favolistica (sempre), il film mostra il fianco a numerose ripetizioni e a personaggi e sequenze stereotipate.

Ti sposo ma non troppo, per stessa ammissione del regista, è il racconto dell’amore 2.0, quello dei siti d’incontri o dei social network, nei quali ci si può nascondere dietro a un avatar fittizio, dietro a un’identità che ci permette di esplorare e aprirci a nuove conoscenze. Ed è proprio su questo aspetto che Pignotta spinge con forza, infarcendo la commedia di situazioni più o meno divertenti, nelle quali il sorriso si stiracchia a fatica.

Di chiara derivazione teatrale, Ti sposo ma non troppo prende in prestito dal palco la messinscena, interna e convenzionale (gli esterni latitano) e la struttura, che accatasta equivoci a ripetizione per poi implodere in una conclusione liberatoria e distensiva. Tutto è bene quel che finisce bene nell’intreccio curato da Pignotta, del quale si apprezza il tentativo e la mancanza di ambizione, che (pur potendo essere un’arma a doppio taglio) gli permette di non rimanere impantanato nelle secche della commedia brillante velatamente sentimentale. Tuttavia si storce il naso troppo frequentemente per salvare il prodotto di Pignotta. Difatti motivetti parecchio insulsi e il buonismo da favola contemporanea sono i fattori che contrappuntano pedissequamente la pellicola. Ma il tutto è finalizzato a provocare nello spettatore una sola affermazione: carino! Carino? A tratti.

Uscita al cinema: 17 aprile 2014

Voto: **

Leggi la recensione anche su Persinsala

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