Song’e Napulè dei Manetti Bros.: la recensione

locandina (1)Napoli, mandolino armato

“Poliziottesco” neomelodico, Song’e Napule è un film divertente e spigliato. L’ennesima prova che i Manetti bros. cominciano a prendere confidenza con il cinema e con i suoi canoni stilistici.

Paco Stillo è un pianista (diplomato al Conservatorio) disoccupato, che riceve una raccomandazione per entrare in polizia. Ligio alla regole e moralmente retto, Paco inizialmente di fronte al questore è imbarazzato e prova ad andarsene, ma la parola di un assessore (Puglisi) non può non essere assecondata. Così Paco entra in polizia e due anni dopo viene arruolato nel corpo speciale del commissario Cammarota per le sue capacità al pianoforte. Il piano è quello di farlo entrare nel complesso di un cantante napoletano (osannato dalle teenagers), che suonerà al matrimonio di un amico di lungo corso del killer “senza volto” Serracane, che non mancherà al ricevimento.

Continua l’esplorazione dei generi dei fratelli Manetti. Difatti dopo aver diretto nel 2000 il demenziale Zora la vampira, nel 2005 la commedia nera Piano 17, nel 2011 lo stiracchiato fantasy L’arrivo di Wang e nel 2012 l’horror artigianale Paura, si rifanno al genere principe degli anni ‘70 (il poliziottesco) e costruiscono una vicenda che intreccia malavita e risate. Ma non solo perché la componente musicale fa la sua costante apparizione all’interno del film e costituisce una sorta di revival personale dei due registi, che hanno cominciato a farsi conoscere grazie ai videoclip musicali.

Song’e Napule è quindi una pellicola di chiara derivazione anni’ 70. Riconoscibili sono gli stilemi fondamentali del cinema poliziesco all’italiana di quegli anni: il commissario dal pugno di ferro, la rappresentazione oscura degli ambienti criminali, la caratterizzazione grottesca, l’improvvisa esplosione di violenza sanguinaria, l’incalzante musica di sottofondo e gli inseguimenti in Alfa Romeo. E tutti sono inseriti in un contesto ironico e attualizzati in una Napoli asservita al neomelodico (del quale il leader indiscusso è Lollo Love), nella quale non si fa la raccolta differenziata e la delinquenza dilaga.

Cinema di serie B, che però piace e rispolvera generi gettati nel dimenticatoio in favore di commedie puerili e al servizio del botteghino, Song’e Napule è un brillante esempio che mischia un’ottima direzione del cast (Alessandro Roja, Giampaolo Morelli, Paolo Sassanelli e Carlo Buccirosso) e un recupero dei canoni cinematografici convenzionali, che hanno appassionato milioni di italiani. Pellicola per intenditori e dal ritmo incalzante, Song’e Napule rischia però di stancare esibendo un’eccessiva lunghezza, che a tratti satura lo schermo di ridondanze tematiche.

Alfieri della rinascita del cinema popolare, i Manetti Bros. questa volta colpiscono il bersaglio pieno e ostentano (a ragione) le loro capacità di plasmatori del genere, condensando in un’unica commedia tutta la loro passione per una tipologia di cinema che non esiste più.

Uscita al cinema: 17 aprile 2014

Voto: ***1/2

Leggi la recensione anche su Persinsala

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