Gigolò per caso di John Turturro: la recensione

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Leggero, ironico e melanconico, Gigolò per caso è l’ultimo film diretto da John Turturro, che per l’occasione annovera nel cast un Woody Allen vintage.

Fioravante è un gentiluomo di mezza età, che lavora presso un fioraio poche ore al giorno. Esperto in composizioni floreali giapponesi, Fioravante conosce da molto tempo Murray, un ebreo possessore di un negozio di libri antichi a New York, che sta per chiudere. Durante la chiusura definitiva del locale, Murray racconta a Fioravante che la sua dottoressa (bella e ricca) ha il desiderio di consumare un menage a trois con una sua amica e un gigolò. E Murray pensa di presentarle proprio Fioravante.

La riuscita di Gigolò per caso passa attraverso la capacità di Turturro di evitare di scivolare nella commedia pruriginosa e unpolitically correct, tramutando il film in un prodotto divertente, fugace e finemente malinconico. Eppure l’inciampo era dietro l’angolo, perché un’opera che narra le gesta di un gigolò improvvisato, che impara il mestiere sul campo, accentando un lussurioso desiderio di menage a trois con due donne altolocate, era profondamente a rischio. Ma il tatto di Turturro ha avuto decisamente la meglio e il risultato è una pellicola che scansa gli equivoci e ostenta un profondo senso di solitudine. Questo grazie all’introduzione della figura della chassista Vanessa Paradis, chiusa all’interno di un rigore religioso, che non le permette di gioire dei “futili” piaceri della vita. Gigolò per caso si racchiude in una costruzione narrativa in levare, che equilibra brillantemente romanticismo sussurrato e intelligente humour. Un film che fa sorridere per l’intera durata della pellicola e che, a tratti, provoca esplosioni ilari. Inoltre c’è un Woody Allen d’annata (che ha aiutato Turturro nella stesura della sceneggiatura), che contribuendo conferisce quel quid necessario per elevare Gigolò per caso a prodotto da assaporare interamente.

Scorci newyorkesi, dialoghi che scivolano su una partitura jazz d’altri tempi e un’attenta costruzione degli spazi cinematografici consegnano allo spettatore seduto in sala una rom-com non scontata, che sfugge alla stucchevolezza e alla trivialità, ostentando delicatezza. Difatti ciò che viene esibito in Gigolò per caso non è amore, non è carne e corpi che si intrecciano sotto le lenzuola, ma una promessa di amore, una carezza e una sensazione vitale.

Capitolo a parte in questo prodotto va dedicato a Woody Allen: “pappone” chiassoso ed ebreo, pur non venendogli richiesto di replicare se stesso, finisce per rimanere intrappolato nella sua concezione del mondo profondamente ebraica. Tuttavia è l’Allen ironico, spigliato e maldestro a piacere al pubblico e in Gigolò per caso viene fuori tutta la carica delle sue opere migliori.

Film che dà importanza ai sentimenti e brilla sotto il cuore pulsante delle immagini (la sceneggiatura), Gigolò per caso è un accompagnamento dal touch romantico e cordiale, un’opera che è una garanzia emotiva e che coinvolge in perfetto comedy style statunitense.

Uscita al cinema: 17 aprile 2014

Voto: ****

Leggi la recensione anche su Persinsala

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