Divergent di Neil Burger: la recensione

divergent-poster-full«Volevo essere Hunger Games!»

Deludente trasposizione cinematografica del bestseller scritto da Veronica Roth, Divergent è pura, semplice, scialba e convenzionale “cinematografia per ragazze”.

In un futuro nel quale la guerra ha distrutto qualsiasi cosa e reso necessario un nuovo ordine sociale, la razza umana è suddivisa in cinque categorie (i Candidi, i Pacifici, gli Eruditi, gli Abneganti e gli Intrepidi). Ogni fazione ha il suo compito e i facenti parte vengono determinati da un test sulla personalità, che avviene al compimento del sedicesimo compleanno. Beatrice Prior risulta divergente (cioè non affine a nessuna categoria) e, di conseguenza, minaccia per la società. Coperta dalla sua esaminatrice (che intanto manomette il risultato), Beatrice sceglierà gli Intrepidi, la fazione dedita alla protezione della città.

Non convince e non coinvolge il Divergent cinematografico, perché mostra il fianco a numerosi difetti e ben pochi pregi. Difatti il film diretto da Neil Burger si affida ai dettami e alle convenzioni della narrativa popolare per ragazze (la lotta dell’adolescente nei confronti della società e il cambiamento che si tramuta in crescita) e ci costruisce intorno una vicenda che si limita a trasporre su pellicola ciò che il libro racconta, evitando di spingersi oltre. Infatti il film non ha mordente, sfrutta (malamente) l’espediente di un futuro distopico (con relativa categorizzazione sociale, tema sfiorato e non debitamente approfondito) e mette in mostra una semplice storia d’amore avventurosa. Tuttavia i dettami della narrativa sono chiari e definiti e allora lo spettatore si accorge prontamente che la protagonista è una ribelle, un pericolo per la società, un coraggioso esempio di altruismo e intrepida audacia. Ed è proprio questo il taglio che il regista vuole dare al prodotto Divergent, ricercando nello spettatore l’empatia e dando in pasto alle spettatrici adolescenti un modello riconoscibile. E il tutto, naturalmente, è avvolto da una storia d’amore struggente e impossibile.

Questo è (nei minimi termini) Divergent, un film che difficilmente si inserisce nel genere fantasy e che segue le linee guida dei suoi predecessori. Infatti l’amore struggente, irrealizzabile e genuino deriva direttamente dalla saga di Twilight, anche se in questo caso siamo di fronte a un disegno meno stucchevole e meno travolgente. Mentre il tratteggio dell’eroina ribelle (e divergente rispetto all’equilibrio sociale) ricalca soprattutto il primo episodio di Hunger Games, nel quale l’addestramento riempiva una buona parte del film. Allo stesso modo in Divergent osserviamo una dilatazione del tempo eccessiva, smisurata e la parte dell’addestramento riempie ben più della metà del film. Il risultato? Una pellicola che progressivamente si fa noiosa, ridondante e troppo attenta ai dettagli, dimenticandosi che dall’altra parte dello schermo c’è uno spettatore da accattivare e coinvolgente. Ed è sicuramente questo il peggior difetto di Divergent. Difatti il film non riesce a farsi apprezzare, non solamente per la somiglianza con l’intera narrativa (e cinematografia) young adult (aspetto, tra l’altro, decisamente prevedibile), ma per la mancanza d’impegno, che sfocia in una costruzione filmica abbozzata e svogliata.

Tuttavia la domanda pregnante che accompagna tutta la pellicola è: quanta colpa ha il bestseller e quanta il film? Probabilmente i due si dividono la posta, ma decisamente l’impressione è quella di osservare una materia che non viene adeguatamente modellata e  che il regista si sia limitato a “trascrivere” le pagine del libro sulla pellicola, senza infarcirle di personalità.

Pellicola che lascia aperta una porticina in attesa di sapere se sarà previsto un seguito, Divergent purtroppo è il classico esempio di mimesi mal riuscita, che sottolinea echi di “nonni” e “parenti prossimi” in modo troppo evidente per riuscire a ritagliarsi uno spazio all’interno dell’offerta cinematografica di genere.

Uscita al cinema: 3 aprile 2014

Voto: *1/2

Leggi la recensione anche su Persinsala

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