Amici come noi di Enrico Lando: la recensione

la-locandina-di-amici-come-noiPellicola innocua, ma inutile

Da Le Iene allo schermo cinematografico il passo pare breve. Valsecchi produce e insegna che l’affollamento mediatico e modaiolo in una pellicola cinematografica può sbancare il botteghino.

Pio e Amedeo sono due amici di lunga data. Insieme gestiscono un’impresa di pompe funebri (la Hai l’Under) e mentre uno (Amedeo) ha qualche debito e una fugace avventura con una badante romena, l’altro (Pio) è in procinto di sposarsi con Eva. Ma durante l’addio al celibato giunge un video sul tablet di Amedeo, che ritrae una donna che fa sesso nei bagni di una discoteca. Il tatuaggio non inganna: è Eva. Di conseguenza Pio rompe il fidanzamento e viaggia verso Roma con Amedeo, in cerca di nuove avventure.

E alla fine arrivarono anche loro. Difatti dopo l’esperimento (riuscito) di Checco Zalone e quello (molto più demenziale) de I soliti idioti, il produttore di etichetta Mediaset, Pietro Valsecchi, lancia al cinema il duo Pio & Amedeo, iene televisive che hanno allietato milioni di telespettatori con due sketch comici: quello in cui intonavano cori da stadio ai vip (gli Ultras) e quello in cui si dividevano la piazza, interpretando rispettivamente l’intervistatore e il disturbatore. In Amici come noi viene parzialmente ripresa (a tratti) la verve comica degli Ultras, ma nulla più, preferendo la costruzione narrativa on the road (da Foggia a Roma e da Milano ad Amsterdam) già vista in altre pellicole di produzione Taodue. E il risultato è desolante; le risate si fanno attendere e la spalla comica Amedeo non si distingue in creatività.

Amici come noi è sterile, non convince e non ostenta humour a sufficienza. Anzi si assiste a un prodotto mediamente demenziale, che ripercorre luoghi comuni e aspirazioni approssimative. Pare che l’importante non sia intrattenere, ma portare più spettatori possibili alle casse del cinema, sfruttando il fenomeno Pio & Amedeo in tutta la sua superficialità. Non si raggiungono i bassi livelli delle due pellicole de I soliti idioti (e il rischio era dietro l’angolo, visto che il regista, Enrico Lando, è lo stesso), ma non si denota nemmeno la futile ambizione di intrattenere per un’ora e mezza in modo spensierato. Il film si trascina stancamente su binari ampiamente sfruttati e conosciuti e si ha l’impressione che i due “attori” siano imbavagliati all’interno di un impianto filmico asettico e privo di inventiva.

Ingabbiato dalle rigide regole di produzione e da un lungo strascico televisivo (nella pellicola troviamo infatti Alessandra Mastronardi de I Cesaroni e il gruppo rock-melodico de I Modà), Amici come noi esibisce spizzichi e bocconi di un’amicizia di lunga data e qualche citazione cinematografica approcciata in modo demenziale (da Braveheart a E.T.). Agli adolescenti piacerà e ciò fa capire che non ci liberemo così facilmente di prodotti di cotanto risibile livello.

Uscita al cinema: 20 marzo 2014

Voto: *

Leggi la recensione anche su Persinsala

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4 pensieri su “Amici come noi di Enrico Lando: la recensione

    • Invece sì…le due pellicole de I soliti idioti sono di una demenzialità unica…non producono la benché minima risata e (per favore) non cominciamo a disquisire sulla volontà di Biggio e Mandelli di mettere in scena l’italiano medio…si darebbe una giustificazione eccessiva alla mediocrità dei due “attori”.
      Ciao

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