Smetto quando voglio di Sydney Sibilia: la recensione

smetto-quando-voglio-locandina“Stupefacente” esordio di Sibilia

Commedia precaria dall’ironia convincente, Smetto quando voglio centra l’obiettivo e rifacendosi (dichiaratamente) a un humour seriale statunitense, disegna, con tratto deciso, l’Italia in piena crisi finanziaria, ma non in crisi d’idee.

Pietro ha 37 anni, è un ricercatore universitario e presenta alla commissione esaminatrice il suo ultimo studio. Tutto sembra andare per il meglio, eppure gli viene negato il rinnovo dell’assegno di ricerca. Crolla nello sconforto, ma non riesce a confessarlo alla ragazza. E vedendo che i suoi amici accademici sono nella sua stessa situazione, si ingegna, si informa e sfrutta la sua esperienza accademica per sviluppare una nuova smart drug (una droga non classificata nell’elenco degli stupefacenti), coinvolgendo altri sei “cervelloni”.

Meglio ricercati che ricercatori? Pare di sì. Lo sostiene (ironicamente) il regista Sibilia. Ma tutto ciò è una provocazione per poter disegnare un quadro lavorativo desolante, nel quale i ricercatori universitari sono costretti a inventarsi l’impossibile per sbarcare il lunario. E allora ecco che Smetto quando voglio mette in fila menti eccelse (al soldo di benzinai cingalesi, sfasciacarrozze e ristoranti cinesi) e ci costruisce attorno una “commedia a delinquere”. Lo scopo? Una smart drug di ultima generazione, la migliore sul mercato. E il risultato è una pellicola che pesca a piene mani dall’humour di Big Bang Theory e trasforma i sette protagonisti in italici Walter White (Breaking Bad docet), gettati all’interno di un turbine di vertiginosa ilarità.

Smetto quando voglio è la “bella” commedia, quella che fa ridere in modo spensierato, che offre una lettura diversa della crisi italiana. Una pellicola impegnata civilmente, ottimistica e socialmente ironica, condita da battute dissacranti, formule chimiche, linguaggio nerd e latinismo imperante. E grande merito va a un cast brillante (il neuro-biologo Edoardo Leo, i latinisti Valerio Aprea e Lorenzo Lavia, il chimico Stefano Fresi, l’archeologo Paolo Calabresi, il matematico Libero De Rienzo e l’antropologo Pietro Sermonti) e a una costruzione narrativa, che non splende in innovazione, ma che cattura, che coinvolge lo spettatore perché vicina alla propria situazione. Smetto quando voglio è una pellicola liberatoria, che permette di sorridere con il cuore leggero, che si interroga sull’Italia e sulla sua classe sociale, soffocata da tagli e da malcostume. Un esordio dalle forti tinte citazioniste, che però non si fa fagocitare dalle stesse e non denota cadute di stile. E poi si ride. E parecchio.

Uscita al cinema: 6 febbraio 2014

Voto: ***1/2

Leggi la recensione anche su Persinsala

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