La gente che sta bene di Francesco Patierno: la recensione

locandinaAvvocati gretti, avidi e diabolici. Il successo a tutti i costi firmato Patierno

Commedia dark in tempo di crisi, La gente che sta bene è amara, ironica e drammatica. Un esempio di commistione di toni, che predilige lo slancio d’umanità piuttosto che la cruda realtà.

L’avvocato Umberto Dorloni, pieno di sé e convinto di far parte di quella nicchia di persone impermeabile alla crisi, viene improvvisamente licenziato dallo studio legale nel quale lavora. Inizierà così a tentare di recuperare terreno per non cadere vittima della crisi.

Giunto al suo quarto lavoro dietro la macchina da presa, Patierno migliora la costruzione narrativa, evitando di sfociare nella messinscena televisiva, ma cerca, all’interno di una vicenda (inizialmente) divertente e ironica, una viscerale drammaticità di fondo. Tutto ciò deriva dalla parabola discendente di un cialtrone di primo pelo (l’avvocato Dorloni) e dall’ambientazione nella quale è immersa, ovvero un’Italia in piena crisi sociale ed economica. Avvocato di successo, Dorloni (interpretato da Claudio Bisio) si crogiola nella sua popolarità, si dimostra un marito amorevole, ma privo di slanci romantici, e un padre assente e goffamente affettivo. E il regista si concentra sulla sua figura, sull’odioso atteggiamento, che viene smorzato dalla caratterizzazione di Bisio che conferisce al personaggio un pizzico di leggerezza e comicità. È questo il ruolo inedito che va a ricoprire il comico milanese: un personaggio altamente negativo, disprezzabile, drogato di successo e convinto di “stare bene” e di non soffrire la crisi, che sta attanagliando l’Italia. Sarà la vita stessa a irrompere nella perfetta routine, fatta di apparenze e inganni.

La gente che sta bene sfoggia l’impianto riconoscibile della commedia, ma oscilla tra il genere più leggero e il dramma viscerale. Ma ciò che convince non è il personaggio principale, ma i comprimari (Abatantuono su tutti, il mefistofelico avvocato Azzesi), che reggono molto bene la vicenda che si sgretola velocemente di fronte agli occhi dello spettatore. Purtroppo La gente che sta bene non riesce a farsi pienamente coinvolgente: la cruda realtà (fatta di interessi e di poco rispetto per il lavoro e per gli altri) disegnata per tre quarti di film si sbriciola negli ultimi dieci minuti, nei quali lo slancio d’umanità (ricercato a lungo, inseguito e acciuffato per i capelli) di Dorloni non rende merito alla pellicola. Dopotutto ce lo si poteva aspettare da un regista come Patierno, che nelle sue precedenti opere (Il mattino ha l’oro in bocca e Cose dell’altro mondo) si era progressivamente perso per strada, lasciando spazio a una stucchevolezza sterile.

L’impressione finale è che La gente che sta bene metta in scena una classe sociale in ginocchio, che si pavoneggia nel lusso e nella popolarità, ma che nasconde cattiveria e crudeltà nei rapporti interpersonali. Privi di scrupoli e drogati del proprio successo, gli avvocati divengono macchiette di una società in crisi e si trascinano appresso donne forti o pericolosamente depresse. Eppure La gente che sta bene è una pellicola riuscita a metà, che non ha il coraggio di spingere sull’acceleratore fino in fondo, ma che “molla” lentamente prima di schiantarsi contro un muro: la cruda realtà.

Uscita al cinema: 30 gennaio 2014

Voto: **1/2

Leggi la recensione anche su Persinsala

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