Last Vegas di Jon Turteltaub: la recensione

La3VCUgUn hangover di troppo

Commedia senescente dalla forte attrattiva, ma dalla resa, progressivamente, poco credibile, Last Vegas mette insieme un cast di “prime donne” che non sgomitano, ma che non mettono in mostra un’alchimia sufficiente.

Billy, Paddy, Sam e Archie sono amici inseparabili negli Stati Uniti degli anni 60. Si fotografano in formato tessera e si spalleggiano contro i bulli. Cinquantotto anni dopo Paddy (De Niro) è un vedovo inconsolabile, Archie (Freeman) è un nonno amorevole e controllato da un iperprotettivo figlio, Sam (Kline) è un anziano con problemi di coppia con la moglie, mentre Billy (Douglas) è uno scapolo incallito in procinto di sposarsi con una giovane ragazza di Malibu. Proprio il matrimonio di quest’ultimo riporterà i Flatbush Four nuovamente insieme a celebrarne l’addio al celibato nella città del peccato e della finzione: Las Vegas

Quattro star (Robert De Niro, Michael Douglas, Morgan Freeman e Kevin Kline) non più di primo pelo si mettono al servizio della commedia e il risultato è rivedibile. Non tanto per le interpretazioni personali (tutte di altissimo livello e pregne di ironia), ma per la resa finale, che risulta inconcludente e priva di appeal. È questa l’impressione finale di Last Vegas diretto da John Turteltaub, che ha contrappuntato la sua carriera di pellicole lineari, avventurose e accattivanti (per il grande pubblico), ma sicuramente non di alto livello cinematografico. E il suo ultimo prodotto non è da meno. Un film che rivanga il passato dei quattro protagonisti in un viaggio all’insegna di vodka-redbull, feste, antitrombolici e divertimento tardivo. Difatti Last Vegas prosegue lineare e senza scossoni, ma non dimostra mai di essere davvero un’opera di indubbia valenza filmica. Inoltre si ha l’impressione che i quattro attori si trovino a disagio a rifare loro stessi. Difatti De Niro recupera quel personaggio che lo ha reso celebre in Mean Streets, Douglas è il portatore sano di pulsioni sessuali mai sopite (con tanto di sorriso smagliante e carnagione abbronzata), Freeman incarna un apporto di sensibilità, mentre Kline si mette, nuovamente, a “nudo”.

Last Vegas pecca laddove dovrebbe forzare la mano. Manca di divertimento e audacia, è alla costante ricerca di una morale e di un modo di riparare ruggini del passato e conflitti mai sopiti dal tempo.  È questo il difetto maggiore di una pellicola che non si lascia ricordare, che mette in fila quattro attori che amano prendersi in giro e giocare di squadra contro il tempo che passa troppo in fretta. Perché il fine ultimo della pellicola mette tutto in ordine, risana ciò che non si è mai ridotto in frantumi. Giustappone i pezzi di un puzzle convenzionale, che non si è mai realmente scombinato, seguendo una sceneggiatura lineare, che non ostenta nessun picco di originalità. Il risultato finale è una commedia semplice, rivedibile e dallo svolgimento dichiarato. Tuttavia nel momento in cui, a uno a uno, Kline, Freeman, De Niro e Douglas si allontanano dal gruppo e prendono posto di fronte alla macchina da presa, si nota tutta la loro peculiare carica attorale. E questo è sicuramente un pregio piuttosto che un difetto.

Uscita al cinema: 23 gennaio 2014

Voto: **

Leggi la recensione anche su Persinsala

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