Belle & Sebastien di Nicolas Vanier: la recensione

50101L’uomo e la natura divengono un tutt’uno, ma l’avventura è decisamente boriosa

Pregno di un impianto visivo da fiction, Belle & Sebastien sposta la vicenda durante la Seconda Guerra Mondiale e indugia su amicizia e onore, in un turbinio di immagini evocative e panorami leggendari.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, in un piccolo villaggio alpino francese, si scatena la caccia a una pericolosa bestia, assetata di pecore. Al suo inseguimento si mette anche César, un vecchio pastore che fa da nonno al giovane Sebastien, colui che ha conosciuto da vicino la “bestia” e ha scoperto che è un docile Pastore dei Pirenei.

Tratto dalla serie televisiva scritta e diretta da Cècile Aubry e dal cartone giapponese, la pellicola diretta da Nicolas Vanier (viaggiatore, sceneggiatore, scrittore e regista francese), pur rileggendo la storia originale, esegue un’”operazione nostalgia” degna di questo nome. Difatti il fugace cameo di Mehdi (il Sebastien di cinquant’anni fa) ne è la prova. Belle & Sebastien prova a ricercare l’umanità durante la guerra all’interno della natura e nel rapporto tra il giovane Sebastien e l’enorme cagna bianca Belle. Ma tutto ciò è esile e l’impianto narrativo non è così solido come pare inizialmente. La vicenda oltrepassa le stagioni e Vanier accompagna l’intera opera con una colonna sonora gonfia di canzoni melodiche e di un’amicizia, che mette al di sopra di qualsiasi cosa la fiducia, la paura e il pregiudizio. Perché la “bestia” (la cagna Belle accompagnata dalla leggenda di essere un cane impazzito e mangiatore di pecore), se dapprima viene inseguita dall’intero paesino transalpino (fucili spianati alla mano), diventa poi un personaggio determinante, portatore di salvezza ed empatia.

Tuttavia la figura del cane che si eleva al pari degli umani (se non oltre) è banale e scontata. E da una pellicola come Belle & Sebastien non ci si poteva aspettare qualcosa di diverso. Il rapporto tra Sebastien (interpretato da un bravissimo, per l’età, Fèlix Bosseut) e Belle si evolve e si intreccia con gli eventi che gli ruotano attorno e che caratterizzano le tre stagioni, che Vanier disegna grazie a una fotografia scintillante, che indugia sui picchi estivi e su quelli invernali, coperti di neve.

Ma l’avventura, che procede a passo lento, non è né accattivante nè coinvolgente. Il magnetismo visivo non basta a catturare l’interesse per una storia che non riesce a ostentare nuove implicazioni interessanti, limitandosi a fotografare la montagna in diverse e ammalianti tonalità.

Uscita al cinema: 30 gennaio 2014

Voto: **

Leggi la recensione anche su Persinsala

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