Hunger Games – La ragazza di fuoco di Francis Lawrence: la recensione

49091Trucchi, sorprese ed emozioni

Meno interessato a sviluppare le tematiche media-potere, Hunger Games – La ragazza di fuoco si concentra principalmente sulla psicologia dei personaggi, sui loro desideri, ambizioni e paure.

Dopo aver vinto i 74esimi Hunger Games, Katniss e Peeta ritrovano i loro cari e si preparano al tour della gloria, che li porterà nei 12 distretti di Panem a raccogliere manifestazioni di giubilo e celebrazione. In realtà Katniss scopre ben presto di aver riacceso la speranza nei cuori della popolazione di Panem, che la accoglie come un’eroina, piuttosto che come una star. Il presidente Snow è preoccupato e cerca di soffocare i focolai con la forza. Nel mentre affida allo stratega Plutarch Heavensbee la preparazione dei 75esimi Hunger Games.

Hunger Games – La ragazza di fuoco è fedele al libro e si presenta come una pellicola lunga (146 minuti) e gonfia di particolari, mosse, contromosse, insidie e inganni. Aprendo sull’immediata conclusione dei 74esimi Hunger Games, il secondo capitolo della saga (scritta da Suzanne Collins) mostra le conseguenze socio-politiche del gesto di Katniss e Peeta, la coppia “innamorata” sopravvissuta alla crudeltà fascista di Capitol City. Ed è proprio il termine “sopravvissuto” che diviene una chiave di lettura particolarmente interessante per il film diretto da Francis Lawrence, che ha sostituito in cabina di regia Gary Ross. Difatti gli stessi protagonisti si sentono dei sopravvissuti; vincitori di un conflitto disumano e crudele, che porta con sé incubi, nei quali riecheggiano i volti dei “compagni di gioco” caduti in battaglia per necessità, per nutrire la natura umana che reagisce in una situazione di pericolo. Ed è proprio per questo motivo che Hunger Games – La ragazza di fuoco cambia tono e vira in direzione di una dimensione guerresca, a partire da una fotografia sporca (che vira al grigio) e dall’utilizzo di una macchina da presa nervosa (ma tremendamente precisa).

Eppure Hunger Games – La ragazza di fuoco, è evidente, non si alimenta della stessa materia della quale si componeva il primo episodio: spettacolarizzazione e fascismo mediatico. Infatti la dimensione televisiva (che comprendeva gradimento del pubblico, vicende strappalacrime, visibilità e ricerca di sponsor) si fa leggermente da parte per fare spazio a un allargamento del punto di vista sociale (le reazioni dei vari distretti vessati dal potere di Capitol City e la sua conseguente violenta risposta) e a un restringimento del punto di vista personale. Katniss e Peeta (inconsapevoli eroi e agitatori di folle) divengono, loro malgrado, bandiere della rivoluzione, simboli di un popolo che comincia a covare sotto la cenere voglia di ribellione. Ed è proprio sotto questo aspetto che la pellicola vira verso la profondità psicologica, l’introspezione comportamentale, che non si agita in superficie e non cavalca indebitamente stereotipi. Ed è proprio questa la forza di un film, che mostra meno interesse a mettere a nudo sottotesti attuali (come a esempio il controllo del consenso) per confrontarsi con, soprattutto, un personaggio sfaccettato e combattuto come Katniss. Non solamente contesa nel più classico dei triangoli amorosi (l’ex Gale non vede di buon occhio la messinscena con Peeta), ma portatrice di fiducia e speranza.

Tuttavia tutto ciò non appare del tutto convincente. Certamente il primo capitolo era più grezzo ed elementare, ma restituiva un’immediatezza visiva e coinvolgente, catapultando lo spettatore in un gioco delle parti pericoloso e disturbante. L’impressione è che Hunger Games – La ragazza di fuoco abbia fatto un enorme passo avanti sotto il punto di vista della struttura narrativa (focalizzata sul terzo capitolo), ma un passo indietro nei confronti del coinvolgimento emotivo. Nonostante ciò Hunger Games – La ragazza di fuoco è un blockbuster raffinato, intelligente e destinato ad avere successo, perché non tratta gli spettatori seduti in sala come fruitori superficiali di un prodotto confezionato a tavolino e raffazzonato dal punto di vista narrativo e tematico, ma come elemento partecipativo di una vicenda personale (quella di Katniss) e di una trasformazione sociale nei confronti dei poteri forti.

Uscita al cinema: 27 novembre 2013

Voto: ***

Leggi la recensione anche su Persinsala

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