Venere in pelliccia di Roman Polanski: la recensione

venere-in-pelliccia_posterSadismo e perversione nel conflitto uomo-donna di Polanski

Polanski torna a teatro. Rifugge il quartetto (Carnage) e si limita al duetto (attrice-regista), nel quale il gioco della manipolazione e del controllo salta all’occhio in un turbinio di sadismo e perversione.

Thomas è un regista che sta cercando l’attrice ideale per il ruolo di Vanda, nel suo adattamento per le scene del romanzo Venere in pelliccia di Leopold von Sacher-Masoch. Dopo una giornata infruttuosa arriva (fuori tempo massimo) Vanda, un’attricetta del tutto inadatta. Thomas non ne vuole sapere, ma Vanda riesce a convincerlo e comincia l’audizione.

Mettendo, nuovamente, in scena un testo teatrale, Polanski realizza una pellicola di illuminante bellezza artistica e tematica. Difatti Venere in pelliccia mette a nudo tematiche care al regista polacco e ostenta un gioco a due di notevole maestria stilistica. Tutto avviene sul palco di un anonimo teatro parigino, lo sfondo è quello di un musical belga su Ombre rosse (che non avrà repliche) e i due protagonisti sono un regista (deluso) e un’aspirante attrice arrogante e sfacciata. È qui che si consuma il “fattaccio”: un gioco di manipolazione artistica ed esistenziale, nel quale i due personaggi escono ed entrano dalle parti, recitano e vivono esperienze passate.

Polanski ribalta i ruoli ed esibisce un sadico intreccio on stage, nel quale ossessione e controllo divengono i reali protagonisti. Perché il regista tocca tutti i temi a lui cari e che hanno caratterizzato la sua cinematografia: il desiderio tra regista e attore, il conflitto tra uomo e donna, la psicanalisi, la crudele vanità dell’arte e la metaforicità dello spazio teatrale. Il tutto è accompagnato da due splendide interpretazioni di Mathieu Amalric (l’ “autore” che si mette a nudo) ed Emmanuelle Seigner (attrice in cerca di un ruolo, oggetto del desiderio e “analista” della mente dell’autore e del testo teatrale che vuole mettere in scena).

Venere in pelliccia ammalia, seduce ed è perversamente irresistibile. Difatti il prodotto di Polanski rimane a metà strada tra il dramma sussurrato e la commedia umoristica e il ritmo cadenzato (e mai noioso), unito a un’innaturale leggerezza, permette alla pellicola di brillare di luce propria, di essere un meraviglioso manifesto (arguto e insolente) della cinematografia polanskiana. Un percorso cinematografico che ha toccato vari generi, ma che ha spesso mantenuto sullo sfondo metafore e simbolismi sulle figure femminili e maschili, pesandone diversità e ambiguità. Con Venere in pelliccia, Polanski realizza la sua summa, costruendo un introspettivo (e visivo) ribaltamento dei ruoli utilizzando lo spazio teatrale come simbolico spettro di altre “prigionie”. Due carrellate (sublimi) aprono e chiudono la pellicola, un’opera che ostenta luci e ombre di un duetto ossessivo e masochista.

Uscita al cinema: 14 novembre 2013

Voto: ****

Leggi la recensione anche su Persinsala

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