L’ultima ruota del carro di Giovanni Veronesi: la recensione

49382Veronesi apre Roma con un melodramma “vestito” da Storia nazionale

La storia semplice di un uomo che non ha fatto la Storia, ma l’ha sfiorata. Veronesi mette in scena la (stra)ordinaria vicenda di Ernesto Fioretti (Marchetti nel film), che, seppur privo di particolari ambizioni, ha vissuto con spensierata leggerezza e felicità.

Ernesto Marchetti, figlio di un tappezziere romano, attraversa trent’anni di storia del paese tra vicende personali e sociali, sempre accompagnato dall’amore sincero per la moglie Angela e dall’amicizia con Giacinto.

Veronesi non narra di eroi, criminali o martiri. Ma di persone semplici. Come Ernesto Marchetti (conosciuto quando era autista di produzione), che ha raccontato la sua vita al regista toscano e lui l’ha trovata incredibile. Una pellicola che tocca tappe importanti della Storia italiana: dai campetti di provincia alle Brigate Rosse, da Moro a Italia 82, da Craxi a Berlusconi, dagli yuppies all’attivismo femminista. Ernesto è l’eroe comune, l’ultima ruota del carro, interpretato da un bravissimo Elio Germano, che riesce a restituire con un silenzio o un’espressione i più disparati derivati emotivi di un personaggio semplice. Questa è sicuramente la grande forza di una commedia corale, che mette al centro della scena (e in qualsiasi inquadratura) l’attore romano, che caratterizza Ernesto con profonda spensieratezza e naturale spirito di spaesamento.

Veronesi l’ha definito il suo miglior film e forse ha irrimediabilmente ragione, perché dopo aver sfogliato i manuali d’amore e aver affrontato, superficialmente, le difficoltà di interazione tra genitori e figli (Genitori & figli: Agitare prima dell’uso), con L’ultima ruota del carro realizza una pellicola che si fa empatica, coinvolgente e profondamente “nostra”. Il regista guarda in “basso” (a tutte le ultime ruote del carro) e si insinua nei meandri del populismo e della cultura popolare tra “aiutini” e onestà, tra piccole ambizioni e viscerale disonestà. E pur ostentando stereotipie varie (i potenti sono delineati tutti in modo negativo, mentre il pittore pop è il manifesto della sana anticonvenzionalità), Veronesi riesce a costruire una pellicola scorrevole e mai banale, che si lascia guardare e che è in grado di raccontare con estremo rigore.

Avvalendosi di un reparto tecnico di tutto rispetto (Ugo Chiti e Filippo Bologna alla sceneggiatura, Fabio Cianchetti alla fotografia e Patrizio Marone al montaggio), L’ultima ruota del carro è un film che parla molto da vicino allo spettatore seduto in sala, che si lascia trasportare in una storia semplice e ordinaria, senza buonismi da quattro soldi o sentimentalismi effimeri.

Uscita al cinema: 14 novembre 2013

Voto: ***1/2

Leggi la recensione anche su Persinsala

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