Two Mothers di Anne Fontaine: la recensione

two_mothers_ver2_xlgIl quadrato non lo avevo considerato

Ménage à-quatre per la regista di Coco Avant Chanel. Il risultato? Una pellicola insulsa, che finge di essere amorale, per poi scivolare su stereotipi e incongruenze narrative.

Roz e Lil sono amiche da quando sono bambine. Si sono sposate, ma vivono in evidente simbiosi. Lil rimane ben presto vedova, ma la famiglia di Roz le rimane accanto. Nel mentre i ragazzi (Ian e Tom) crescono e diventano due bellissimi ragazzi. Il marito di Roz si vede offrire un ottimo lavoro a Sidney, dove si stabilisce e fa ritorno a casa raramente. Nel frattempo accade qualcosa di molto particolare: Tom e Ian cominciano una relazione con la madre altrui.

Pellicola bagnata dal sole (australiano) e intrisa di trasgressività di facciata, Two Mothers è un classico prodotto romantico, nel quale risolini e piagnistei sono i padroni indiscussi. Difatti non importa eccessivamente se le due madri si “trastullano” con il figlio altrui (e qui è la moralità che viene meno); nel film diretto da Anne Fontaine è la verosimiglianza che è assente, in una costruzione narrativa che procede su binari prestabiliti e caratterizzati da una noia imperante. Infatti tra amplessi vari e viscerale passionalità,  si assiste a un romantic drama, che scivola verso la conclusione senza intoppi e “tiratine d’orecchie”. Tutto appare accettato e poco credibile e l’amore cresce non curante dell’età e della morale.

E se la vicenda appare convenzionale, patinata e ordinaria, gli aspetti tecnici e le interpretazioni delle attrici non la salvano. Naomi Watts (che ultimamente non azzecca uno script che sia uno) è monocorde al pari della co-protagonista Robin Wright; paiono entrambe esclusivamente interessate ai corpi statuari dei loro figli («sembrano degli dei greci» è la battuta che fa da preludio al fattaccio) e ad arrostirsi al sole, piuttosto che infondere ai propri personaggi una credibile caratterizzazione. Mentre la fotografia (luccicante e riflesso dell’Oceano) è principalmente turistica e immortala una borghesia di fondo, nella quale i mariti sono assenti e i figli, progressivamente, dimostrano di avere più muscoli che sale in zucca.

In conclusione si può affermare che la pellicola diretta da Anne Fontaine non è toccante, emozionante o raffinata, ma esclusivamente un prodotto parecchio inconsistente, nel quale i piagnistei, le risatine e la carnalità ageè si alternano a ordinari stereotipi romantici. Un film di poco appeal, che passa via fugace e si fa ben presto dimenticare.

Uscita al cinema: 17 ottobre 2013

Voto: *

Leggi la recensione anche su Persinsala

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