Oltre i confini del male – Insidious 2 di James Wan: la recensione

oltre-i-confini-del-male-insidious-2-posterWan ravviva un genere con stile e autorialità

Un secondo capitolo che terrorizza, ma che tende a ricopiare la struttura del primo episodio, senza colpo di scena finale. Wan, pur imitando se stesso, si conferma un autore di primo livello nel genere horror.

Dopo un prologo nel passato di Josh, si torna al presente e, mentre la polizia indaga sulla morte di Elise (avvenuta nella conclusione del primo film), la famiglia Lambert si trasferisce in un’altra casa. Ma la presenza spettrale, che ossessiona Josh, lo segue e cerca disperatamente di impossessarsi del suo corpo.

Nuovamente una casa infestata per la prosecuzione della saga Insidious e l’impressione è che Wan voglia chiudere una vicenda, quella della famiglia Lambert, ricollegandosi all’ultimo frame del primo capitolo. Di conseguenza si ricomincia da quella demoniaca foto e il pubblico è a proprio agio con gli avvenimenti e sa già come affrontare questa seconda “avventura”. Difatti lo stile del regista è lo stesso (pulito, attento ai dettagli, fluido e figlio di una cinematografia di genere anni 70/80) e il colore rosso campeggia uniformemente nell’intera pellicola. Una sorta di omaggio (o di rimando) al lavoro di Dario Argento, in cui gli stilemi thriller si fondevano abilmente all’horror. Ma non è solo questo perché la tendenza di Wan è quella di spaventare attraverso sensazioni, rumori (di fondo) e apparizioni, che si moltiplicano esponenzialmente, esplodendo in una parte centrale efficientemente costruita, per poi (purtroppo) appiattirsi nelle sequenze finali, in cui si respira eccessivamente aria di “spiegone” verosimile.

Tuttavia come non apprezzare un lavoro di questo genere, nel quale non si spia dal buco della serratura, ma si partecipa attivamente a un’esperienza visiva ed empatica, che incolla alla sedia e fa palpitare il cuore attraverso silenzi evocativi e gonfi di tensione. Oltre i confini del male – Insidious 2 è un prodotto che ostenta terrore e timore e, pur non raggiungendo le vette di anticonvenzionalità del primo capitolo (che ri-editava il genere e lo rendeva autoriale, con l’aggiunta di elementi onirici), riesce a farsi coinvolgente.

E Wan, mettendo nuovamente di fronte alla macchina da presa il feticcio Patrick Wilson, realizza un film apprezzabile, nel quale si notano profonde contaminazioni di Shining di Kubrick. Difatti la mente (e la casa) infestata di Josh divengono l’ideale teatro degli orrori, che contagia la moglie Renai (una contemporanea Shelley Duvall, sul perenne orlo della crisi di nervi) e il figlio Dalton, che si mette in gioco per salvare padre e famiglia da un’incontrollata furia omicida. Effettuare un confronto sarebbe deplorevole (e perdente per il film di Wan), ma il rimando è chiaro, per non dire spudorato. Nonostante ciò Oltre i confini del male – Insidious 2 è una pellicola-incubo, mai al di sopra delle righe, ma sempre aderente al contesto in cui viene inserita dall’enfant prodige del genere. Perché anche se si continua a parlare di demoni e fantasmi, Wan ha quel tocco imprevisto, che coinvolge e appassiona. Un bel tocco.

Uscita al cinema: 10 ottobre 2013

Voto: ***

Leggi la recensione anche su Persinsala

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