Aspirante vedovo di Massimo Venier: la recensione

28271Risi non si tocca. Venier stecca e banalizza

Venier tenta e fallisce. Il revival della commedia all’italiana (targata Dino Risi) è un fallimento e la coppia De Luigi-Litizzetto non regge il confronto con Sordi-Valeri.

Milano. L’imprenditore Alberto Nardi è un cialtrone perennemente sull’orlo del fallimento e sposato con la ricca e potentissima Susanna Almiraghi. Vive nella sua ombra e cerca costantemente di convincerla a finanziare i suoi progetti fallimentari. Nel mentre Susanna non perde occasione per umiliarlo e screditarlo. Quando viene indicata come vittima di un incidente aereo, Alberto intravede la sua occasione di riscatto.

Il confronto è necessario. Ed è perdente in partenza. Difatti Venier si misura con Il vedovo di Risi, uno spaccato tragicomico degli anni del boom italiano, per ricollocarlo negli anni della crisi. E purtroppo la struttura narrativa è decisamente più esile e meno brillante. De Luigi ricalca se stesso nel ruolo del cialtrone senza nessuna qualità imprenditoriale, mentre la Littizzetto è delineata in modo eccessivamente crudele e spietato, a differenza del personaggio interpretato nel 1959 da Franca Valeri, nel quale si palesava (anche) una latente dolcezza nei confronti del suo Alberto Nardi.

In Aspirante vedovo manca l’umorismo e, rimanendo nella superficialità effimera, non affonda mai il colpo. Una commedia nera nella quale manca l’indagine sociale e che si concentra esclusivamente su un rapporto di coppia sterile ed effimero. E anche se il regista dichiara che la pellicola non è un remake, si assiste a un impianto narrativo simile e che “taglia” le trovate più intelligenti e divertenti (il piano per assassinare Susanna fa acqua da tutte le parti e la conclusione è goffa e banale), sostituendole in modo ordinario. Aspirante vedovo gira a vuoto per novanta minuti, ostentando le difficoltà di confronto, di emulazione con un caposaldo della commedia italiana. Il rischio non paga ed, evidenziando una piattezza narrativa unica, mette in mostra una carenza di idee nella cinematografia italica, come in nessun altro periodo. Una pellicola che perde l’occasione di raccontare Alberto come un prodotto del nostro tempo e di delineare il presente della crisi come ben più degradato rispetto all’Italia del boom. Inoltre gli accenni ai poteri forti, che circondano la vicenda, peccano di qualunquismo e si allontano dalla vera satira politica.

Incolore e inadatto, Aspirante vedovo è un prodotto che strappa pochissimi sorrisi e che fa riflettere sulla situazione cinematografica nostrana, che cercando consenso si rifà a una commedia precedente, che si faceva verosimile specchio della società. Qui lo specchio è distorto e pieno di visibili crepe e il film fatica a farsi coinvolgente verso un pubblico, che ultimamente rivede attori e pellicole, che tendono a ricalcare se stessi, senza mai reinventarsi o farsi anticonvenzionali. Luciana Littizzetto ha dichiarato di aver chiamato Franca Valeri per scusarsi della sua prova attoriale: avrà fatto bene?

Uscita al cinema: 10 ottobre 2013

Voto: *1/2

Leggi la recensione anche su Persinsala

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