The Grandmaster di Wong Kar Wai: la recensione

the-grandmaster_coverWong Kar-Wai si misura con il kung-fu, ma non perde il suo tocco emozionale

Biografia di un maestro di kung-fu, delineata da un maestro del cinema contemporaneo. Wong Kar-Wai, con stile e maniacale precisione, trascende la violenza attraverso l’arte dell’immagine e, lasciando la Storia sullo sfondo, compone l’elegia delle arti marziali.

La storia di Ip Man (successivamente mentore di Bruce Lee) tra stravolgimenti storici e un amore che pulsa sotto la cenere.

Il regista abbraccia quasi un ventennio e racconta la storia di Ip Man, maestro di wing chun e insegnante di Bruce Lee. Intreccia melò e kung-fu, ma non si sofferma su lacrime e retorica e sulla superficialità dei combattimenti. E sono queste le scelte che rendono The Grandmaster una pellicola di abbagliante maestria. Perché la bravura del regista sta nello stile, che ostenta geometria e anticonvenzionalità, staticità e ralenti evocativi. Wong Kar-Wai scava nelle vicissitudini personali, spinge sul tasto della melodrammaticità di un amore impossibile, sull’importanza della tradizione e sulla costruzione narrativa teatralmente lirica. The Grandmaster mixa barocco e modernità e riesce ad appassionare nonostante l’evidente sottoritmo, ponderato e saldo.

Conosciamo Ip Man grazie all’intensa partecipazione del regista, che con grazia delinea i piccoli gesti, il destino della mossa e un’emozione traboccante. Difatti se la Storia (guerre mondiali e invasioni dei vicini giapponesi) rimane sullo sfondo (e viene sfiorata da didascalie sporadiche), tutto quello che avvicina lo spettatore al personaggio principale e al pulito mondo disegnato da Wong Kar-Wai sono le trasformazioni sociali e i rivolgimenti politici. E un amore che passa sottotraccia con estrema armonia tradizionale e si tramuta grazie a mezze parole e sguardi compiti, ma gonfi di trepidazione.

The Grandmaster, frutto di 8 anni di preparazione, è un prodotto dalla forte estetica e che persegue l’oggetto di indagine del regista cinese: la relazione tra i sessi, nella quale è l’impedimento a dominare, sebbene l’amore sia ardente. Un lavoro di rigore cinematografico che sfiora la perfezione visiva e, nonostante un estetismo a tratti fine a se stesso, quasi auto-celebrativo, consegna al pubblico uno dei migliori prodotti di Wong Kar-Wai. Una pellicola da analizzare e “spolpare” adeguatamente per scoprire i numerosi cambi di “colore” narrativi e visivi. Summa della tradizione cinematografica orientale e dello sguardo occidentale del regista, The Grandmaster è abbagliante nella sua ricercata semplicità e mette in mostra due personaggi (interpretati dall’immenso e profondo Tony Leung e dalla carismatica Zhang Ziyi) che si perdono e si ritrovano, tra le pieghe dei morbidi, fluidi ed eleganti movimenti delle coreografie (danzanti) del kung-fu.

Uscita al cinema: 19 settembre 2013

Voto: ****

Leggi la recensione anche su Persinsala

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