One Direction – This is Us di Morgan Spurlock: la recensione

this-is-us-poster-one-directionScreaming alert: avvistati gli One Direction sul grande schermo

Pellicola che ha ben poco del documentario, One Direction – This Is Us è l’enorme operazione commerciale messa in piedi dalla Syco Entertainment. Il risultato? Tante canzoni, poche parole e ragazzine urlanti in sottofondo.

Niall, Zayn, Liam, Harry e Louis sono cinque ragazzi britannici che, nell’ormai lontano 2010, partecipano, nella categoria “solisti”, alle audizioni di X Factor Uk. Nessuno di loro convince pienamente la giuria. Tuttavia la giurata Nicole Scherzinger pensa di metterli insieme e creare il gruppo One Direction. Sotto l’ala protettrice di Simon Cowell (il loro “mentore”) raggiungono la finale, ma non vincono. Immediatamente dopo però stipulano un contratto con la Syco Record e iniziano a scalare le classifiche di vendite, mentre frantumano milioni di cuori tra le pre-adolescenti. Rapido è il successo e, in poco meno di tre anni, i ragazzi “normali” che svolgono un lavoro “anormale”, raggiungono una fama talmente capillare che li porta al loro primo tour mondiale. Questo è quello che ci racconta Morgan Spurlock in One Direction – This Is Us, tra backstage, goliardate e corpi tonici tatuati.

Si può analizzare One Direction – This Is Us concentrandosi su tre sostantivi: documentario, Syco Entertainment e Morgan Spurlock.

Dizionario alla mano, il documentario è «una produzione di carattere culturale, informativo, sociale, politico, scientifico, divulgativo, inteso come atto creativo […]. il documentario di creazione o d’autore, inteso come opera cinematografica». One Direction – This Is Us non rientra in questa definizione e, anche se il gruppo musicale è un fenomeno culturale e sociale, la componente fondamentale di questa pellicola sono le canzoni e gli sketch da concerto, che caratterizzano in modo indelebile e pedante il prodotto di Morgan Spurlock. Le interviste si riducono all’osso e i cinque “ragazzotti” british si limitano a lamentarsi del fatto di alzarsi la mattina per andare a registrare, di condurre una vita girovaga e si divertono a far urlare di gioia le numerosi fan. Il film segue gli One Direction in giro per il Mondo e ognuno dei componenti della band risulta unidimensionale. Nessuna notizia privata e nessun gossip contraddistinguono One Direction – This Is Us, che si limita a mostrare qualche sparuta lacrimuccia che scende sul viso dei genitori, che ripetono meccanicamente quanto siano fieri dei loro figli e quanto sia bella la casa, che il contratto milionario gli ha permesso di acquistare.

Syco Entertainment. La divisione audio-video della Syco Record ha centrato l’obiettivo: guadagnare soldi. E per rendere il tutto circolare si è a conoscenza del fatto che la Syco Record è la casa discografica fondata dal “mentore” di X Factor degli One Direction, Simon Cowell. Ed è così che si assiste all’enorme operazione di marketing, che si cela (neanche troppo bene) dietro alla pellicola diretta da Spurlock. Perché dopotutto One Direction – This Is Us è un esplosivo concerto, nel quale le canzoni più famose del gruppo non sono solamente accennate e parte integrante della colonna sonora, ma diventano porzione fondamentale dell’opera ed esclusivo raccordo tra una tappa e l’altra del tour. In aggiunta a tutto ciò osserviamo un 3D posticcio, che non conferisce al film nulla dal punto di vista narrativo, ma molto alla voce “botteghino”.

Morgan Spurlock. Sfogliando la filmografia di Spurlock saltano all’occhio opere di indiscusso valore, ironia e denuncia come Super Size Me, Che fine ha fatto Osama Bin Laden?, Come ti vendo un film e Comic-Con: Episode IV – A Fan’s Hope. Di conseguenza la domanda è la seguente: come ha fatto un autore riconosciuto e celebrato (e low cost) a farsi invischiare in un’operazione commerciale così palese e priva di qualsiasi sbocco autorale o di denuncia? La risposta si nasconde nelle pieghe oscure di uno show business nel quale i soldi dettano legge. E Spurlock (a quanto pare) non si è fatto nessun problema a sguazzarci, realizzando un prodotto noioso e ripetitivo; un evento da assaporare con le orecchie, ma non con gli occhi.

In conclusione l’impressione è quella di osservare un “film”, che fa dell’auto-celebrazione e del tentativo di normalizzazione di un fenomeno mondiale, il suo marchio di fabbrica. Tuttavia in realtà poco importa se Harry prima di diventare famoso faceva il panettiere senza apparenti prospettive future. Alla ragazzine che si siederanno in sala per urlare e cantare a squarciagola le canzoni dei loro divi (perché qui si parla di divismo insensato e scellerato) non interesserà molto. L’importante sarà vederli sgambettare sul palco senza fine, chiedendone ancora.

Uscita al cinema: 5 settembre 2013

Voto: *

Leggi la recensione anche su Persinsala

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