Passioni e desideri di Fernando Meirelles: la recensione

passioni-e-desideri_coverLe numerose connessioni di Meirelles. Schnitzler docet

Pellicola circolare, Passioni e desideri si pone davanti a un bivio e sceglie la strada meno battuta.

Vienna: Blanka è una prostituta alle prime armi. E mentre si fa ritrarre senza veli da un “pappone” per attirare più clienti su un sito web, la sorellina aspetta fuori dalla porta. Londra: Michael Daly e sua moglie sono in crisi e, mentre lui la ama ancora come se fosse il primo giorno, lei lo tradisce con un fotografo brasiliano. Due incipit che creeranno altre storie. Altre vicende nelle quali la passione e il desiderio (sentimentale o sessuale) sono i piatti principali.

Meirelles prova a fare Altman (cercando di mettere a fuoco i numerosi caratteri che mette in gioco), ma il risultato non è lo stesso. Difatti si limita a dirigere in modo convenzionale (assolutamente senza infamia e senza lode) un film che difficilmente appassiona e coinvolge. Tagliuzzando episodicamente la pellicola, il regista di City of God mette in mostra le esistenze di alcuni personaggi e, ruotandoci intorno, teorizza che il non detto in campo sentimentale porta a complicare inutilmente i rapporti. Tutto parte da Vienna e dal testo Die Reigen,scritto nel 1897, dal drammaturgo Arthur Schnitzler, nel quale si metteva in scena una sorta di staffetta erotico-amorosa. Tuttavia qui si assiste a scelte, passioni e desideri, che muovono un semplicistico intreccio narrativo, che si sviluppa in giro per il mondo, mettendo in connessione persone di culture e nazionalità diverse. E allora ecco che assistiamo alla vicenda della prostituta (per necessità) Blanka, che debutta davanti a un obiettivo fotografico con genuina leggerezza. Il suo destino è legato a doppio filo alla scelta del business man Michael Daly, che non le si avvicina perché ama ancora la moglie, che nel mentre ha una storia con un fotografo brasiliano. È questa la miccia che permette al regista di costruire diverse vicende piatte e incolori, che abusano degli split screen e ostentano una serie di interpretazioni non all’altezza.

Passioni e desideri è lineare, convenzionale e non riesce a catturare emozioni e cervello. L’impressione è quella di osservare una pellicola che non ha l’interesse di raggiungere un vero e proprio obiettivo, lasciando l’amaro in bocca mentre cerca insistentemente la connessione tra i personaggi che si alternano sullo schermo cinematografico. Meirelles mette insieme una pellicola globale, che gira il mondo e si fregia di lingue diverse e di una viscerale multiculturalità. Peccato che questo aspetto si perda nel doppiaggio italiano, che si limita a dar voce ai personaggi, senza sottolinearne particolarità e diversità.

Tanta passione sopita e altrettanto desiderio non espresso, tramutano Passioni e desideri in una pellicola, che ha un capo e una coda ben definiti, che si toccano per chiudere un cerchio sottile. Difatti lo sceneggiatore Morgan ostenta rapporti logori e occasionali e una morale banale e stereotipata, che invita i personaggi a prendere una strada, seguirla incessantemente e lasciarsi andare a quello che il caso e il destino riserverà loro.

Uscita al cinema: 20 giugno 2013

Voto: **

Leggi la recensione anche su Persinsala

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