Amore carne di Pippo Delbono: la recensione

amore-carne-la-locandina-ufficiale-del-film-277386Delbono: l’amore e l’arte. Quando la sperimentazione non è più cinema

Dalle sperimentazioni di Delbono nasce Amore Carne: un prodotto ostico, che assomiglia di più a una performance teatrale piuttosto che a una pellicola cinematografica.

Film post-contemporaneo, Amore Carne affianca immagini e si racconta. Confessioni che si palesano in istantanee silenziose, primi piani emblematici e panoramiche tutte in low definition. Difatti il cellulare è la macchina da presa in una costruzione “narrativa” senza soluzione di continuità e accompagnata dalla voce fuori campo dello stesso Delbono, che si esibisce in monologhi teatrali, che evocano brutalmente amore, carne e morte. Delbono è voce e corpo. Davanti e dietro la “macchina da presa” si stagliano il regista, amici, familiari, sconosciuti e città da immortalare (Parigi, Avignone, Istanbul, Torino, Bergen, L’Aquila, Ginevra, Birkenau, Budapest e Bucarest). Tutto parte da un incipit chiaro e definito: le cicatrici di un occhio, che gli fanno vedere le cose come nell’acqua. Come se guardasse al di là della superficialità visiva e cogliesse qualcosa, che neanche lo spettatore afferra e comprende.

Il regista inizialmente racconta il funerale di Pina Bauch, come se le prime sequenze fossero una sorta di celebrazione struggente. Ma Delbono non si accontenta e, partendo da una camera d’albergo parigina, comincia a “raccontare” il terrore presente (L’Aquila) e le colpe del passato (Birkenau). Accosta arte a realtà, come se volesse trovare quella viscerale necessità di esistere davvero. Evocare l’amore e la carne per raggiungere la morte. Amore Carne viene definito onirico e visionario; tuttavia quello che raggiunge la rappresentazione scenica di Delbono è una pura e semplice sperimentazione. Perché allegoria e simbolismo non raggiungono cuore e cervello dello spettatore, trasformando Amore Carne in una pellicola ostica e difficile, che non esplicita concetto e obiettivo e che rischia di ridursi a esercizio di stile fine a se stesso. Difatti lo spettatore, ritrovandosi stranito e in uno stato confusionario, cerca un significato che non c’è oppure che è incomprensibile.

Amore Carne si spoglia dei sensi e della ragione, mette in fila una partitura di parole, acuti e grida e procede lento come l’incedere di un anziano (munito di bastone) verso una panchina. Delbono (autore-attore) confonde e stravolge, trascende e cita (Pasolini, Rimbaud ed Eliot), ma non convince. La sperimentazione oltrepassa lo schermo cinematografico e scivola via in un turbinio di istantanee dell’universo distorto, osservato dall’occhio “ferito” di Delbono. Uno sguardo sbiadito e privo di confini, che ogni tanto invece sarebbero necessari.

Uscita al cinema: 27 giugno 2013

Voto: **

Leggi la recensione anche su Persinsala

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