Il caso Kerenes di Calin Peter Netzer: la recensione

il-caso-kerenes-la-locandina-italiana-del-film-275527Cornelia: madre padrona che si sente una “meravigliosa creatura”

Orso d’oro a Berlino, Il caso Kerenes esibisce una madre oppressiva, un rapporto logoro e la Romania di oggi.

Cornelia ha 61 anni, un marito di cui ha pochissima stima e un figlio, Barbu, che convive con una donna divorziata. Cornelia vorrebbe che il figlio si comportasse esattamente come faceva da bambino, ascoltando i consigli e mettendoli in pratica. Barbu, alla ricerca della propria autonomia, la evita il più possibile. Ma una notte investe e uccide un bambino. Cornelia prende le redini della situazione e cerca di evitare la prigione al figlio.

Non è solamente la madre (interpretata da un’ottima Luminita Gheorghiu) a esser oppressiva. Anche la macchina da presa (a mano) diviene opprimente e instabile. E se da un lato l’oppressione dona un accezione ancora più marcata dell’atteggiamento materno nei confronti del figlio Barbu, d’altro canto l’instabilità stilistica è l’antitesi dell’intera pellicola. Difatti Il caso Kerenes ostenta una sceneggiatura nella quale il controllo esasperato è fondamentale e vitale. Cornelia necessita di controllo. Su se stessa e sugli altri. Ed è proprio così che si logora il rapporto con il figlio (per mancanza di autonomia decisionale), con il marito (considerato un inetto e spesso sottovalutato) e si assiste a relazioni di eccessiva dipendenza, contraddistinti da consigli disinteressati. Eppure nella costruzione della pellicola c’è qualcosa che non gira alla perfezione e annoia. Netzer (il regista) prova ad allargare il suo sguardo sulla società, ma non ci riesce del tutto, limitandosi a disegnare la classe (alta) borghese, dedita a comprare tutto, anche la dignità. E questo atteggiamento si riflette sul comportamento di Barbu nei confronti della vita e delle responsabilità. La fuga pare l’unica salvezza. Ma il contesto non è l’unico elemento che stride nella pellicola diretta da Netzer. Purtroppo nella prima metà di film si assiste a una montaggio saltellante che ha un unico obiettivo: quello di descrivere l’incidente, sfoggiando burocrazia e deposizioni mancate o ufficiali. Una narrazione metodica e rallentata, che fortunatamente riesce a darsi un tono più interessante nella seconda metà, nella quale l’eccessivo controllo di Cornelia fa breccia. Difatti siamo di fronte a un film semplice nella sua complessità a livello di rapporti umani, apparentemente banale e scontato, ma che riesce a essere sollevato dalle interpretazioni sublimi e sofferenti dei due attori: Luminita Gheorghiu (Cornelia) e Bogdan Dumitrache (Barbu). È sicuramente il loro apporto recitativo a donare alla pellicola di Netzer un qualcosa in più. Un accenno, un sospiro o un pianto liberatorio bastano a trasformare la pellicola, facendola diventare godibile.

Netzer prova ad allargare lo sguardo, la mantiene sullo sfondo e tenta di disegnare la Romania di oggi, figlia della dittatura di Ceausescu, conclusa nel 1989. Ma non ci riesce perché il soffermarsi insistentemente su un’unica classe sociale (borghese) e sulle sue complicazioni interne, risulta un po’ fine a se stesso. Solamente nelle battute conclusive, nel momento in cui una BMW raggiunge la campagna povera ci accorgiamo dello strappo sociale, della determinante differenza tra ricchi e poverissimi, tra chi può permettersi di credere di poter acquistare tutto (anche l’onestà e il rispetto) e tra chi può solo piangere la morte di un figlio. E qui Netzer tira fuori dal cilindro un’ottima regia, innaffiata da una dominante empatia. Ci si emoziona e si riflette.

Il caso Kerenes è una pellicola che si attesta a metà strada tra emozione e metodo. Un film che ricorda che la coscienza e la morale ancora esistono e non bastano i soldi per sistemare tutto. E che la Nannini è molto apprezzata in Romania.

Uscita al cinema: 13 giugno 2013

Voto: ***

Leggi la recensione anche su Persinsala

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