No – I giorni dell’arcobaleno di Pablo Larrain: la recensione

49543Creatività al potere

Larrain veste il suo film da documentario e ci racconta l’uscita “democratica” del Cile dalla dittatura del Generale Pinochet.

Nel 1988 il dittatore militare Pinochet, a causa della pressione internazionale, è costretto a indire un referendum allo scopo di rimanere alla guida del paese. Il popolo dovrà decidere se permettere a Pinochet di governare altri otto anni o se “rovesciare” il regime e far nascere la democrazia. I leader dell’opposizione riescono a convincere René Saavedra, giovane pubblicitario di talento, a ideare una campagna di sensibilizzazione per indurre la gente a votare per il NO.

Larrain chiude la “trilogia della dittatura cilena” con un film dai toni più leggeri. Diverso è l’approccio dai primi due “episodi”. Difatti Tony Manero parlava del suo momento più violento, mentre Post Mortem affrontava l’origine della dittatura militare e fascista di Pinochet. In No – I giorni dell’arcobaleno si guarda intensamente al futuro di un paese che è stato schiacciato per 15 anni da un regime neoliberale, che ha portato progresso e consumismo, ma che ha contemporaneamente allargato il gap economico tra i ricchi e i poveri. Larrain disegna sullo schermo cinematografico la storia vera di René Saavedra, figlio di esiliati e esiliato anch’esso, cresciuto nel sistema neoliberale che Pinochet impose in Cile. Ed è interessante osservare lo sguardo straniante di Saavedra, l’incredulità che si disegna sul suo volto nel momento in cui, grazie alla campagna pubblicitaria da lui ideata, viene rovesciata civilmente la dittatura. Perché il suo gesto e il suo impegno hanno permesso a un paese di avere un futuro. Ha aperto le menti della popolazione cilena, spaventata dalle possibili rappresaglie e più propensa all’astensione. Perché la campagna per il NO non si sofferma sulle uccisioni e repressioni e non si mette a elencare desaparecidos; piuttosto utilizza queste informazioni (naturalmente celate all’opinione pubblica, come in qualsiasi dittatura) in modo assolutamente creativo, sfruttando gli stessi strumenti ideologici provenienti dall’autocrazia. Una campagna pubblicitaria gonfia di simboli e obiettivi politici; una strategia comunicativa che nasconde il futuro del paese. Colore e allegria si disegnano sugli schermi televisivi anni 80. Immagini di repertorio che raccontano molto meglio il referendum cileno del 1988 e la differenza comunicativa delle due campagne.

Larrain (come anticipato) veste No – I giorni dell’arcobaleno da documentario, o per meglio dire lo traveste. Perché lo stile, il formato (4:3) e la scelta di girare il film con delle macchine da presa analogiche (Ikegami del 1983) riescono a mescolare immagini di repertorio e immagini girate con gli attori. Il risultato è un esercizio di stile riuscito e non stucchevole, ma che rischia di allontanare il grande pubblico da questo prodotto. Difatti l’approccio filmico di Larrain scivola progressivamente in un’ostentazione documentaristica, che si scosta dalla compiutezza della prima parte (molto più narrata e contraddistinta da diverse ellissi temporali). Ed è proprio questo cambiamento della chiave di lettura e della fruizione cinematografica che fa perdere un po’ della tensione filmica, che Larrain ha saputo abilmente costruire per buona parte della pellicola. A partire da quel rapporto, inizialmente di amicizia e collaborazione lavorativa, tra Saavedra e Guzman (il suo capo nel settore pubblicitario). Due uomini che durante i 27 giorni di campagna elettorale si trovano sui fronti opposti, ma che paradossalmente, tra minacce e velati insulti, continuano a lavorare fianco a fianco nell’agenzia pubblicitaria. È forse questa relazione che colpisce e rende il film più godibile. Infatti la caratterizzazione di Saavedra (interpretato da un ottimo Gael Garcia Bernal), in lotta per il futuro del suo paese e per la riconquista della sua amante (nonché madre di suo figlio), è perfetta ed è l’ideale contraltare di Guzman, caratterizzato dall’invisibilità di ciò che lo circonda; una sorta di relazione di soggezione nei confronti del potere. Un arrampicatore sociale, totalmente privo di talento, ma servile e utile alla dittatura.

No – I giorni dell’arcobaleno è un prodotto doveroso, interessante e pieno di intelligenti spunti di riflessione, ma la costruzione narrativa della seconda parte (ridondante e calante) non permette al film di spiccare il volo e di riuscire pienamente a conquistare il pubblico seduto in sala.

Uscita al cinema: 9 maggio 2013

Voto: ***

Leggi la recensione anche su Persinsala

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