Come un tuono di Derek Cianfrance: la recensione

locandinapg4Delitto e castigo? Il romanzo neorealista di Cianfrance per lo più annoia

Se Blue Valentine (2010) metteva in mostra un brutale sentimentalismo, Come un tuono (The Place Beyond the Pines, 2012) si attesta a romanzo complesso e tri-partito. Cianfrance stilisticamente si conferma, ma pecca nella tenuta ritmica.

Luke è un pilota. Fa lo stuntman di professione in uno spettacolo ambulante. Romina è una sua ex-ragazza (una piccola storia priva di significato) e ha un figlio. Ben è un meccanico in cerca di soldi: rapinare le banche può essere un buon metodo. Avery è un poliziotto alla prime armi. Sogna di fare carriera e suo padre è un giudice della corte suprema. AJ è un bullo adolescente, mentre Jason è timido e cerca la verità sulla morte di suo padre.

Cianfrance con il suo precedente lavoro aveva smosso la critica e, scrivendo di lui, si era accennato al neorealismo, ma americano. Etichetta scomoda ma calzante per l’utilizzo oppressivo della macchina da presa e per la capacità narrativa di raccontare, con genuina brutalità, un matrimonio che cadeva a pezzi nella periferia statunitense. In Come un tuono torna la periferia (il New Yersey) ma, a differenza di Blue Valentine, il film non si concentra esclusivamente su due personaggi, ma su un gruppo di attori legati da un sottilissimo filo, che racchiude colpa ed espiazione. Un romanzo di formazione, un percorso generazionale che divide distintamente in tre parti la pellicola e ognuna contiene un tema ben definito e adeguatamente sviluppato. Difatti se nella prima si parla di responsabilità (nei confronti dei figli, facendo i conti con il proprio passato e presente), nella seconda si affronta l’espiazione e il senso di colpa conditi da un inestimabile bisogno di moralità. E così arriviamo al terzo “episodio” nel quale si contempla il perdono e la necessaria catarsi. Tutto ciò ruota intorno a un “luogo al di là dei pini”.

Riconoscibile è lo stile e la scelta fotografica (plumbea, mai veramente chiara e uniforme) che avvolge nell’oscurità personaggi e scenografia provinciale. Tuttavia Cianfrance perde in delicatezza. Difatti si cimenta in una narrazione forte (che abbraccia più personaggi e più generazioni) che accetta esclusivamente un determinismo rigido, un ineluttabile destino, nel quale le ferite faticano a rimarginarsi, anzi si riaprono facendo scorrere il sangue in modo più copioso. La colpa dei padri ricade sui figli? Certamente questo è uno dei temi che più palesemente si riconoscono, ma non solo perché il regista affronta le differenze tra le varie estrazioni sociali (che paiono scrivere in modo indelebile il futuro, senza possibilità di modifiche) con effimera stereotipia, banalizzando e rendendo prevedibili gli eventi successivi. Difatti ci troviamo di fronte a caratteri, che hanno un futuro scritto, circolare e coerente e che non permette repliche. Tuttavia se si va ad analizzare singolarmente gli “episodi” ci si rende conto di quanto sia riuscita la costruzione narrativa nella prima parte (con protagonisti Gosling ed Eva Mendes: il primo convincente delinquente-stuntman “costretto” dalle responsabilità, mentre l’attrice Mendes è la compiuta rappresentazione della classe sociale nella quale è immersa); diversamente risulta sotto-ritmo e molto più introspettiva la seconda (con Bradley Cooper protagonista), mentre la terza diviene necessaria per la chiusura del cerchio, ma probabilmente è quella in cui ci si dilunga eccessivamente in situazioni non indispensabili.

Come un tuono appare come un romanzo corale dalle poche sfaccettature. Impeccabile dal punto di vista stilistico, ma forse un po’ abbozzato sotto il punto di vista narrativo. Cianfrance si traveste da “drammaturgo greco” e costruisce una tragedia classica, senza vie d’uscita e possibilità di completa redenzione. Come un tuono è un film attraversato da relazioni complesse, che superano tempo e spazio, rapporti che Cianfrance osserva distaccatamente, anche se ci si accorge di quanto sia sempre pronto a giudicare; tutto infatti questo viene racchiuso, simbolicamente, nella gabbia della morte da fiera di paese, nella quale gli stuntmen di inizio film volteggiano. Una “scatola” nella quale lo spettatore osserva evoluzioni, che si intrecciano, apparentemente si sfiorano, ma che in realtà proseguono e concludono percorsi diversi, eppure simili. Come un tuono è tutto questo, ma non riesce a toccare le corde del cuore. Confonde e fa riflettere, ma difficilmente emoziona.

Uscita al cinema: 4 aprile 2013

Voto: **1/2

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