Viaggio sola di Maria Sole Tognazzi: la recensione

49770Niente “cinque stelle”. Viaggio sola è un alberghetto modesto

Commedia sentimentale priva di fronzoli. Margherita Buy protagonista indiscussa. La libertà diviene solitudine.

Quarant’anni. Non ha figli, stabile dimora e neppure un lavoro stabile. Eppure un impiego Irene ce l’ha. E la soddisfa pienamente. È l’”ospite a sorpresa”, ovvero colei che prenota in un albergo (rigorosamente cinque stelle) e lo ispeziona da cima a fondo, valutando lo standard d’eccellenza dell’hotel. Ha una sorella, Silvia, svampita e con due figlie e un miglior amico, Andrea, piccolo imprenditore nel campo dell’agricoltura biologica e suo ex-amante. Irene appare come il ritratto della felicità. Ma un avvenimento inaspettato cambierà il suo punto di vista.

Irene accetta la sua solitudine, accetta il suo status di cittadina del mondo. Perennemente in viaggio e priva di una famiglia. Quella famiglia che pare essere la ricetta della felicità. Ed è proprio la sorella Silvia che si prodiga a intonare una ricorrente litania: sbrigati a trovare un uomo e a fare un figlio. Maria Sole Tognazzi, regista giunta al suo terzo lungometraggio, celebra l’emancipazione femminile, una sorta di modernità, che non ricalca l’imperante modello della donna casa e famiglia. E pur rischiando di scivolare in una serie interminabile di cliché, riesce a risollevarsi nelle sequenze conclusive nelle quali esprime un concetto condivisibile: la libertà è un sentimento assolutamente personale. Tuttavia gustando Viaggio sola non ci si può non accorgere di una sceneggiatura malamente costruita, che fa delle vedute paesaggistiche di Berlino, Gstaad, Marrakech, Savelletri di Fasano e Shangai dei riempitivi fini a se stessi. Il risultato è una pellicola che, pare, sfrutti una vicenda, che si sfoga leggermente in una dimensione sentimentale, per mostrare diverse bellezze mondiali (le vedute proseguono anche a film concluso, tra un titolo di coda e l’altro). Difatti Viaggio sola non convince nella sua strenua e instancabile difesa nei confronti della figura femminile. Soprattutto di due figure femminili, antitetiche, ma ugualmente felici. Irene e la sorella Silvia, alle prese con un matrimonio che, apparentemente, si trascina.

Tuttavia, se qualche buco narrativo è immancabile, Maria Sole Tognazzi riesce a delineare lucidamente (e con un pizzico d’ironia) una donna che ha preso coscienza di sé e che ha fatto la scelta, senza remore, di rimanere senza vincoli e senza pretese. Di non piegarsi necessariamente a imposizioni sociali, che le chiedono a gran voce di farsi una famiglia, di vivere una vita stabile e responsabile. E se Maria Sole Tognazzi immortala, in istantanee ricorrenti, un’abitazione e una vita asettica, lo stesso non si può dire di una pellicola nella quale qualche emozione si intravede. Un percorso circolare lastricato di domande a cui si danno risposte personali esaustive. E in questo viaggio riservato ci rendiamo conto di quanto sia risicata e non necessaria la presenza scenica maschile. Difatti Accorsi e Gianmarco Tognazzi sono due comprimari, che appaiono a spizzichi e bocconi, due figure disorientate e accoglienti, essenziali leve per il raggiungimento della consapevolezza di Irene.

Viaggio sola disegna un interessante carattere e ostenta un’ottima interpretazione di Margherita Buy, una sicurezza sotto il punto di vista recitativo. Peccato che il film si perda nei viottoli delle vedute cittadine e in una ridondanza narrativa, che alla lunga stanca.

Uscita al cinema: 24 aprile 2013

Voto: **1/2

Leggi la recensione anche su Persinsala

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