Oblivion di Joseph Kosinski: la recensione

oblivion-locandinaSci-fi contraffatto, ma dalla bella confezione

Film di fantascienza dalle innumerevoli digressioni, Oblivion pecca in una sceneggiatura che pare scopiazzata.

2077. Sono passati sessant’anni dalla fine della guerra che i terrestri hanno vinto contro degli alieni invasori (gli Skavengers) solo con l’aiuto dell’atomica. E se la maggior parte dei sopravvissuti è stabilmente al sicuro sul TET (base aerospaziale di forma triangolare), il tecnico Jack e la sua compagna di viaggio Vika hanno il compito di proteggere le enormi turbine utilizzate per trasformare e rendere l’acqua salata in potabile. Ma i ricordi tormentano Jack durante la notte e il suo spirito propositivo nei confronti del suo pianeta lo porta a scoprire un terribile segreto. Tutto cambierà e lo porterà a effettuare un vigoroso cambio di punto di vista.

Secondo lungometraggio per Kosinski e seconda avventura nel genere fantascientifico. E se conTron: Legacy aveva osato rivoluzionare un cult anni Ottanta, in quest’opera sfrutta una graphic novel da lui ideata e ambientata in un mondo post-apocalisse (ancora?) nucleare. Da una parte troviamo i cattivi (gli alieni) mentre dall’altra scorgiamo gli uomini. O per meglio dire una coppia rimasta sulla Terra, devastata e priva di speranze di sopravvivenza, per controllare e proteggere dei macchinari che puliscono l’acqua marina necessaria per la vita su un altro pianeta: Tritone, un satellite di Saturno. Tuttavia la sceneggiatura si perde in digressioni romantiche e in una serie interminabile di colpi di scena (tutti debitamente giustificati prima della conclusione della pellicola), che fanno sprofondare Oblivion. Difatti il film diviene indigesto, noioso e contraddistinto da una mancanza costante di coerenza narrativa, sacrificata sull’altare in favore di una resa visiva spettacolare. Kosinski così si ritrova a doversi occupare di temi controversi, senza necessariamente fare il conto con una balbettante retorica banale e stereotipata. Il regista affronta speranze e timori dell’evoluzione umana, l’indispensabile riappropriazione della supremazia umana sulla tecnologia, il concetto filosofico di Dio e del proprio rapporto con l’essere umano (pensiero che si modifica nel momento in cui cambia il punto di vista) e l’esigenza di rimanere aggrappati al passato (o per meglio dire ai ricordi) e relegare l’umanità all’interno dei piccoli gesti. E questo calderone di argomenti fa pesantemente a cazzotti con il disequilibrio evidente che la pellicola ha nei confronti di un apparato audiovisivo ben dettagliato. Tuttavia la sensazione è che la presunzione di Kosinski abbia preso il sopravvento sulla costruzione del film, che perde pezzi e coinvolgimento con il proseguo dei minuti.

Inoltre si ha a che fare con un lavoro puramente cinefilo (di genere, nel quale cinema e narrativa si fondono), che cita e omaggia in lungo e in largo. Ma la domanda che sovviene è una sola: si può parlare realmente di citazioni oppure di plagi non dichiarati? Il confine è sottilissimo, e se alcuni sono evidenti e non lasciano scampo (Jack Harper/Tom Cruise è un Wall-E in carne e ossa con annessa piantina in barattolo), alcuni sono nascosti in una sequenza o in una semplicissima battuta. Dopotutto il design asettico ricorda il suo precedente prodotto Tron: Legacy, le scene di battaglia con i droni appaiono di proprietà Star Wars, mentre il finale ricorda Independence Day. E ancora spuntanoMoon di Duncan Jones, Dick e Bradbury. Insomma un summa appena abbozzata della cultura fantascientifica più o meno conosciuta.

Tuttavia Oblivion stupisce per la sua bellezza fotografica e per l’interpretazione di un redivivo Tom Cruise, perfettamente calato nella parte dello “spazzino” Jack Harper. Eppure Kosinski si lascia andare a quell’arroganza stilistica, che sicuramente non rende il film completo, anzi mancante di alcuni “monconi” fondamentali. Un concentrato di paure e suggestioni su quell’ipotetico 2077 (desolante e desertico) che tanto ricorda quella scenografia “immersa” nella sabbia de Il pianeta delle scimmie.

Oblivion delude le aspettative e si fa portatore (in)sano di un cinema che, piuttosto che concentrarsi sui pregi positivi (giudizio e responsabilità nei confronti del pubblico), preferisce l’accumulo di temi, di bellezza visiva e di intrattenimento spiccio, che mal si sposa con le pretese epiche dell’autore.

Uscita al cinema: 11 aprile 2013

Voto: **

Leggi la recensione anche su Persinsala

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