Il volto di un’altra di Pappi Corsicato: la recensione

il-volto-di-un-altra-di-pappi-corsicato-locandina (1)La realtà è una bella, ma sporca immagine

Commedia nera, astratta e metaforica. Il simbolismo di Corsicato torna carico di esuberanza surreale. Peccato per l’epilogo.

Bella è la conduttrice di un famoso programma televisivo sulla chirurgia estetica. Purtroppo gli ascolti sono in calo e pare che il viso di Bella abbia stancato. Licenziata in tronco, mentre si dirige verso la clinica del marito René ha un incidente che la sfigura. L’incidente sembra il brutto colpo che può mettere fine a una carriera. Invece Bella decide di farsi ricostruire dal marito un volto totalmente nuovo per riconquistare l’amore e l’affetto del pubblico, il tutto in diretta televisiva. Nel mentre, al capezzale, cominciano ad accorrere i fan della soubrette.

Il regista napoletano torna a mettersi dietro la macchina da presa. E il risultato è una commedia grottesca, nella quale gli echi alti e bassi si mixano e sprofondano in un epilogo farsesco e fine a se stesso. Tuttavia la pellicola si sviluppa sapientemente, snocciolando pillole di amara realtà. Difatti Corsicato celebra ironicamente il narcisismo dell’apparizione, la vacuità della bellezza estetica che trova inevitabile sfogo nello sterile divismo televisivo. Dopotutto è proprio il tubo catodico l’ideale cassa di risonanza nella quale l’apparire è tutto ed è attuato con ogni mezzo possibile. Il regista alterna ironia, grottesco e kitsch con tono leggero e spensierato e riesce per buona parte della pellicola a farsi coinvolgente, ostentando anche interessanti accenni di cinefilia e di sequenze emblematiche. Corsicato scompone il narcisismo e la sua finta e arida ossessione. Quell’assillo che tanto accomuna la protagonista Bella ai pazienti della clinica del marito René (chirurgo estetico), perennemente messi in mostra bendati: delle mummie che attendono il proprio turno per essere ricomposti in un nuovo e plastificato involucro di beltà.

Il volto di un’altra si rivolge al pubblico, ne pesa i limiti e lo assimila alla marmaglia festante e trepidante fuori dalla clinica, che si cosparge di falsi miti e di false attese; che celebra una diva che ha basato la sua carriera sulla costruzione fittizia della sua persona e della sua immagine. E allora anche noi (spettatori) ci sentiamo cosparsi di quel materiale organico che esplode a fine pellicola, che tutto ricopre e immerge. Perché Corsicato ci rende partecipi (e colpevoli) dell’amara realtà che mette in scena. Sta al pubblico immedesimarsi o indignarsi. Eppure qualcosa non torna perché questa conclusione appare fine a se stessa; un epilogo farsesco che mal si sposa con la spinta propositiva e ottimistica che deriva dalla dichiarazione finale di Bella, interpretata da una convincente e ben immedesimata Laura Chiatti.

Nonostante questo Il volto dell’altra si fa apprezzare per l’illuminazione innaturale da melodramma, per una costruzione narrativa impeccabile e astratta, che ben si eguaglia con l’iperrealismo dichiarato e con le accese cromie, dalle quali è caratterizzata la commedia da camera (chiusa e palesemente finta) che è Il volto di un’altra. Corsicato mette in scena l’orrore del reale e dell’estetizzante superficialità. Ma come già anticipato, peccato per l’epilogo.

Uscita al cinema: 11 aprile 2013

Voto: **1/2

Leggi la recensione anche su Persinsala

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