Sta per piovere di Haider Rashid: la recensione

loc_staperpiovere…legge ingiusta!

Film dalle tematiche attuali, ma zeppo di cliché, Sta per piovere (2013) non convince pienamente e mette in mostra uno stile registico oppressivo e semplicistico.

Stranieri di seconda generazione = italiani di seconda categoria. Così Said si autodefinisce e si sente. Perché lui, nato in Italia e cresciuto a Firenze, si sente italiano, ma non lo è per lo Stato. E il regista ci tiene a sottolinearlo utilizzando l’inno di Mameli e il forte senso di appartenenza come rafforzativi, come ridondanze che vengono esibite principalmente a inizio pellicola. Moniti che (sulla distanza) stancano e preludono l’intricata situazione che si verrà a creare successivamente. Difatti il regista- sceneggiatore Haider Rashid fa ripetere al suo protagonista Said (Lorenzo Baglioni) un numero imprecisato di volte che è italiano, lo immortala sul motorino intento a cantare l’inno e, dulcis in fundo, davanti a un maxi-schermo a vedere la finale degli Europei, rigorosamente “pittato” di bianco, rosso e verde. Successivamente Sta per piovere affronta la crisi economica, utilizzando l’espediente più prevedibile che si potesse trovare, ovvero il suicidio di un piccolo-medio imprenditore, che privo di soldi si toglie la vita (in una sequenza empaticamente insufficiente) e manda in rovina una ventina di operai, compreso il padre di Said, Hamid, algerino nato in Algeria e in Italia da trent’anni. Di conseguenza decade il permesso di soggiorno e la famiglia, priva di madre e di cittadinanza, si ritrova a dover affrontare un’ordinanza di espulsione dal Paese.

Tematiche attuali e profondo disgusto per gli iter burocratici, per pregiudizi e illazioni. Su questo si concentra il terzo lungometraggio diretto da Rashid, peccato che “batta il ferro” banalmente facendo ruotare intorno a Said un microcosmo sterile e macchiettistico: dal giornalista socialmente impegnato, ma inizialmente disinteressato all’argomento (come i suoi colleghi) al politico manovratore, che vuole sfruttare l’occasione per lanciare Said in politica, dalla fidanzata italiana al giudice pignolo e umanamente insufficiente. Insomma un’Italia insensibile che viene debitamente smontata e analizzata da un’arringa da avvocato che Said ha la possibilità di recitare di fronte a un’esigua claque politica. Tuttavia il problema della cittadinanza e delle seconde generazioni (nati in Italia da genitori stranieri) è sulla bocca di tutti e sicuramente sotto questo punto di vista Rashid ha colpito il bersaglio pieno. Costruisce la sceneggiatura avvalendosi di storie vere, concentrandole in una complicata summa legale e sociale, ovvero Sta per piovere, pellicola dall’intenso taglio documentaristico.

Ciò nonostante il film non riesce a farsi integralmente empatico a causa di una sceneggiatura esile (con esagerazioni di retorica) e di uno stile registico ripetitivo. Difatti l’intensa volontà e ricerca da parte del regista del volto rivolto verso il vuoto di Said è quantomeno eccessiva e a volte disturbante (derivante dalla scuola neorealista?). Said fissa il vuoto e il suo futuro in frantumi e Rashid lo insegue con la sua macchina da presa, con in sottofondo un pianoforte appena accennato suonato dall’australiano Tom Donald. Inoltre il film è intriso di gesti silenziosi, che appaiono in metafore non sempre comprensibili, anzi nella maggior parte dei casi indecifrabili.

Sta per piovere è un progetto molto piccolo (socialmente impegnato), che vuole testimoniare e denunciare. Ci riesce, ma non appassiona e non convince.

Uscita al cinema: 9 maggio 2013

Voto: **

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