L’ipnotista di Lasse Hallstrom: la recensione

l-ipnotista-locandinaHallstrom non ne azzecca uno

Thriller a bassissima tensione, l’ultimo lavoro di Hallstrom (tornato a girare nel paese d’origine), nonostante un’invidiabile linearità narrativa, è privo di un ritmo coinvolgente.

Un misterioso assassino ha trucidato un’intera famiglia nella zona residenziale di Stoccolma. Il giovane Josef sopravvive, ma è in fin di vita. L’ispettore Lima ha un assoluto bisogno di interrogarlo e l’unico modo è quello di utilizzare l’ipnosi. Verrà chiamato il dottor Bark, medico che aveva promesso a se stesso e a sua moglie di non utilizzare mai più questa pratica.

Tratto dal libro L’ipnotista (Hypnotisören, 2013) – primo volume di una saga di grande successo in Svezia –, la pellicola diretta da Hallstrom si sviluppa su due piani narrativi differenti: da una parte un caso da risolvere (una famiglia trucidata da un misterioso assassino), dall’altra una famiglia con grosse difficoltà relazionali. Il trait d’union è il commissario Joona Lima, un “lupo solitario”  caratterizzato in modo superficiale. Difatti non bisogna mai dimenticare che nei libri scritti da Kepler è lui il protagonista, che costantemente entra in contatto con i co-protagonisti che ruotano intorno alla vicenda. Hallstrom quest’aspetto lo dimentica e si concentra quasi esclusivamente sul dottor “ipnotista” Bark e sul rapporto complicato con sua moglie Simone (la “feticcia” Lena Olin) . Una relazione che cela uno screzio passato, che ritorna regolarmente nei dialoghi tra i due coniugi. Ed è proprio qui che la pellicola rallenta pericolosamente, perdendo ritmo e nascondendosi dietro a una fotografia gelida, che ha come unico merito quello di rappresentare coerentemente l’ambientazione svedese. Inoltre la sceneggiatura è abbastanza banale e mostra il fianco a qualche momento involontariamente esilarante, che non sfugge assolutamente. Purtroppo L’ipnotista è un thriller che non lascia nulla di veramente interessante, non riuscendo adeguatamente a trascinare lo spettatore all’interno di un turbinio poliziesco, nel quale nemmeno la violenza diviene funzionale, ma rimane una suggestione fracassona, che non riesce a impressionare a dovere.

Non basta la linearità narrativa per raggiungere l’apprezzamento del pubblico. Certamente la mancanza di buchi di sceneggiatura è un merito, peccato che Hallstrom appare un pesce fuor d’acqua all’interno di un genere nel quale si trova malamente a proprio agio. Difatti il regista svedese (che dopo i primi successi europei si è stabilmente trasferito nella dorata Hollywood) dimostra di avere pochissima padronanza dei propri mezzi stilistici, limitandosi a raccontare un thriller senza enfasi e senza riconoscibile partecipazione. E purtroppo la mancanza degli stilemi necessari a costruire un film dal sicuro coinvolgimento caratterizza L’ipnotista, un film abbozzato e sicuramente insufficiente.

Uscita al cinema: 11 aprile 2013

Voto: *

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