Il cacciatore di giganti di Bryan Singer: la recensione

teaserJack e la pianta di fagioli travisata

Fantasy d’avventura dalle grandi pretese, ma con un eroe esile (non solo nella corporatura).

Un’antica guerra riaffiora nel giorno in cui il maldestro Jack riapre una porta tra il nostro mondo e quello di una razza di giganti. Mentre i giganti saranno liberi di vagare sulla Terra a reclamare i territori di un tempo remoto, Jack lotterà per il regno, per i suoi abitanti e per l’amore della principessa Isabella.

Singer esplora un nuovo filone cinematografico. Colui che aveva appassionato con la lenta scoperta del perfido e misterioso Kaizer Soze e permesso agli X-Men di esordire al cinema, ora ha rivolto la propria macchina da presa verso la fiaba di Jack e la pianta di fagioli e l’ha rivisitata. Difatti, se nella celebre storia si faceva riferimento a un luogo popolato da un gigante nel quale si trovavano uova d’oro, nella trasposizione cinematografica l’immensa pianta di fagioli porta a un mondo nel quale i giganti sono relegati da anni e macchinano la loro tremenda vendetta nei confronti degli umani. La leggenda ci viene narrata sotto forma animata e già dalle prime sequenze si può notare come la computer grafica sia poco particolareggiata. Eppure l’animazione digitale all’interno di una pellicola come Il cacciatore di giganti è fondamentale e necessaria per effettuare una fusione tra attori in carne e ossa e motion capture. Purtroppo tutto questo viene lasciato pericolosamente al caso in un film che non appassiona pienamente, anzi mostra il fianco a una sceneggiatura poco accattivante. Singer fa propri i temi riconoscibili del genere fantasy d’avventura, come ad esempio la perseveranza, il coraggio e il sacrificio per le persone care, ma non si spinge oltre e si limita a mettere in scena qualche battaglia e una flebile ironia (caratterizzata da battute emblematiche), che però non rendono la pellicola convincente. Il regista cavalca i luoghi comuni delle favole medievali e della cinematografia per ragazzi, aggiungendoci un 3D chiaramente posticcio e poco giustificabile. In tutto questo si può però riconoscere la poetica del regista, che lo contraddistingue e lo accompagna nella sua carriera: la ricerca delle radici del male. Ci era riuscito ne I soliti sospetti e nei primi due capitoli della saga X-Men, per poi scivolare su due flop come Superman Returns eOperazione Valchiria. Purtroppo il risultato de Il cacciatore di giganti non è dei migliori: una costruzione narrativa piatta e poco spettacolare, nella quale si muovono caratteri sterili, che non catturano l’attenzione dello spettatore. Infatti Jack è l’eroe privo di appel, un pesce fuor d’acqua che fatica a emergere, Roderick è il villain perdente, irritante e involontariamente esilarante, Elmont è la fedele guardia di palazzo (coraggiosa e ironica, ma inconcludente), mentre King Brahmwell è il giudizioso padre della principessa Isabella (la sfortunata donzella che causa l’allegra scampagnata al di sopra delle nuvole). A questi si aggiunge la truppa di giganti, capitanata dal Generale Fellon, che ha le sembianze grafiche dell’attore Bill Nighy, ovvero un esercito del male parecchio impalpabile.

Il cacciatore di giganti è un blockbuster, che si riassume in una banale definizione: una battaglia tra il bene e il male prevedibile e di facile lettura. La pellicola manca di epicità e accuratezza; un prodotto che facilmente appassionerà un pubblico giovanile, ma che altrettanto facilmente verrà dimenticato, senza lasciare un riconoscibile segno.

Uscita al cinema: 28 marzo 2013

Voto: **

Leggi la recensione anche su Persinsala

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